Sabato 28 marzo 2026, Piazza della Repubblica si è riempita prima ancora che il corteo partisse. Poco dopo le 14.30 la testa del corteo ha lasciato la piazza con uno striscione davanti a tutti gli altri: "Per un mondo libero dalle guerre." Quando la testa aveva già superato San Giovanni, la coda era ancora in via Einaudi. Il percorso è stato modificato in corsa. I manifestanti sono arrivati fino a Piazzale del Verano, con migliaia di persone che hanno occupato anche la Tangenziale Est al grido di "blocchiamo tutto."

Gli organizzatori hanno dichiarato 300.000 presenti. La questura non ha fornito numeri propri. Quello che è certo è che la partecipazione ha superato di gran lunga le previsioni — il preavviso depositato in questura stimava 15.000 persone.

Chi ha organizzato e perché

No Kings Italia è una rete di oltre 700 realtà — associazioni, sindacati, collettivi studenteschi, movimenti sociali — che si riconosce nello slogan nato negli Stati Uniti ma adattato al contesto italiano. Hanno aderito l'ANPI, la CGIL, la FIOM, Emergency, Amnesty International, Arci, la Rete Italiana per la Pace e il Disarmo, gruppi pro-Palestina e reti studentesche.

La piattaforma politica italiana era costruita su quattro no: all'autoritarismo, alla guerra, al riarmo, al genocidio e alla repressione. E aggiungeva un quinto bersaglio locale: "no al governo Meloni." Lo slogan ufficiale era "Together — Contro i re e le loro guerre", lo stesso scelto per la mobilitazione parallela nel Regno Unito.

Il testo di lancio del corteo identificava con precisione le politiche sotto accusa: "I decreti sicurezza, la svolta autoritaria, il premierato, l'attacco alla giustizia, la normalizzazione dell'idea che manifestare non sia più un diritto, e che la deportazione di massa di persone migranti non sia un crimine. Non sono provvedimenti separati: sono un progetto di società."

Il contesto: referendum appena perso, dimissioni in corso

Il corteo arrivava in un momento politico preciso. Cinque giorni prima, il referendum sulla separazione delle carriere era stato bocciato con oltre il 53% di No. Il giorno precedente alla manifestazione, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il capo di gabinetto Giusi Bartolozzi si erano dimessi. La mattina del 28 marzo stessa, Daniela Santanchè aveva rassegnato le dimissioni da ministra del Turismo.

Uno degli striscioni in corteo lo diceva esplicitamente: "Vi abbiamo già cacciato una volta." Un altro: "Il risultato del referendum dice che noi giovani vogliamo un cambiamento."

Carlo Fanfoni, portavoce della Rete degli studenti medi, ha spiegato la presenza dei giovani: "Siamo in piazza per dire no all'avanzata delle destre e dei sovranismi, perché sono anni che subiamo politiche repressive e autoritarie."

Il caso Salis — all'alba, in hotel

Prima che il corteo partisse, la giornata aveva già prodotto un episodio che ha dominato il dibattito politico.

Alle 7.30 del mattino del 28 marzo, due agenti di polizia hanno bussato alla porta della camera d'albergo dove soggiornava Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra. Il controllo è durato quasi un'ora. Salis ha raccontato: "Mi hanno chiesto di fornire un documento, ho fatto presente che sono un'eurodeputata, ma non mi hanno spiegato il motivo della visita, parlando genericamente di accertamenti. Mi hanno fatto domande sul mio arrivo a Roma e sulla manifestazione. Non mi è stato rilasciato nessun verbale."

La questura di Roma ha spiegato che il controllo era partito da una segnalazione inserita nel sistema Schengen su indicazione della Germania, e ha escluso che fosse collegato al corteo. I leader di AVS Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno incontrato il questore Roberto Massucci, che ha confermato l'estraneità del controllo alla manifestazione.

L'avvocato di Salis, Eugenio Losco, ha però dichiarato all'ANSA: "A prescindere che ci sia stata o meno una segnalazione di un altro Paese, è stata violata l'immunità parlamentare della signora Salis. C'è il sospetto che il clima politico e i nuovi provvedimenti che ampliano i poteri preventivi di polizia abbiano potuto incidere sul controllo."

AVS ha chiesto al ministro degli Esteri Antonio Tajani di convocare l'ambasciatore tedesco e al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi di riferire in Parlamento. Sulla vicenda si sono espressi anche esponenti del Partito Democratico. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha invitato a "non alzare il solito polverone di falsità" prima di conoscere i fatti.

Il corteo — cosa c'era in piazza

In testa al corteo, oltre allo striscione principale, sfilava un missile di legno costruito dal maestro del doposcuola Mammut davanti alla basilica di Santa Maria degli Angeli. Sulla punta: fiori e la bandiera della pace. Tutt'intorno: immagini delle guerre in Medio Oriente.

Le bandiere erano quelle della pace, della Palestina, dell'Iran, di Cuba, del Venezuela, della CGIL, di AVS, di Amnesty International. Erano presenti in corteo Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Ilaria Salis e il segretario generale della CGIL Maurizio Landini. Sul percorso qualche commerciante ha abbassato le serrande al passaggio della folla. Nessun incidente, nessun arresto. Mille tra poliziotti, carabinieri e guardia di finanza erano schierati lungo il tragitto.

Un solo momento di tensione documentato: nei pressi di Santa Maria Maggiore, alcuni manifestanti hanno esposto le immagini di Meloni, La Russa e Nordio a testa in giù. Tre persone sono state identificate.

I temi italiani dentro uno slogan americano

No Kings è uno slogan nato a Minneapolis per rispondere alla militarizzazione delle strade durante le deportazioni di massa e agli omicidi di cittadini americani per mano di agenti federali. Arriva in Italia trasformato.

A Roma le priorità erano diverse ma parallele: il riarmo europeo e l'aumento delle spese militari imposte dalla NATO, la guerra in Iran, il sostegno italiano alle operazioni militari israeliane, i decreti sicurezza, la separazione delle carriere appena bocciata dal voto, le politiche migratorie del governo. La connessione con la protesta americana era esplicita — "contro tutti i re e le loro guerre" — ma le rivendicazioni erano costruite sul terreno italiano.

Federica Borlizzi dell'associazione Nonna Roma e della Rete No Kings ha sintetizzato: "Facciamo una promessa al governo Meloni: spodesteremo tutti i re e ci riapproprieremo di quello che ci spetta, cioè dei diritti sociali."

Il movimento ha già annunciato i prossimi appuntamenti: Napoli, Torino, e un calendario europeo che comprende Berlino, Zagabria e Bruxelles, con l'obiettivo dichiarato di un eventuale sciopero generale europeo.

Fonti
ANSA, 28 marzo 2026 — corteo Roma, dichiarazione organizzatori "siamo 300 mila"
Il Fatto Quotidiano, 28 marzo 2026 — cronaca corteo, caso Salis
Sky TG24, 28-29 marzo 2026 — caso Salis, ricostruzione questura
TGCom24 / Mediaset, 28 marzo 2026 — cronaca corteo, numeri
RomaToday, 28 marzo 2026 — percorso, incidenti identificazioni
Amnesty International Italia — piattaforma politica No Kings Italy
FLC CGIL — adesione e temi del corteo
Dichiarazione Ilaria Salis, 28 marzo 2026 — riportata da Il Fatto Quotidiano e Sky TG24
Dichiarazione avvocato Eugenio Losco — ANSA, 28 marzo 2026