BlackRock ha bloccato i prelievi in America. Lo stesso meccanismo è già nei contratti che firmano i risparmiatori italiani. Si chiama ELTIF 2.0, suona bene, e nessuno te lo spiega davvero.

Mercoledì 6 marzo 2026. Un investitore americano apre il portale del suo fondo, vuole ritirare i suoi soldi, clicca su "preleva". Il sistema risponde no. Non domani, non tra una settimana. No e basta.

BlackRock — il più grande gestore di capitali del mondo, 10.000 miliardi di dollari in gestione — ha appena bloccato i prelievi dal suo fondo da 26 miliardi di dollari. Gli investitori avevano chiesto indietro 1,2 miliardi. Ne hanno ricevuto la metà. Il resto è bloccato. Per ora.

Non è un fallimento. Non è una truffa. È tutto scritto nel contratto che hanno firmato, nelle clausole in piccolo che quasi nessuno legge. È il funzionamento normale di un prodotto che è stato venduto come qualcosa di semplice e sicuro a persone che non capivano cosa stessero comprando.

E adesso sta arrivando in Italia. Con un nome nuovo, una normativa europea che lo benedice e una soglia d'ingresso di mille euro.

Prima capiamo cos'è successo davvero

Il fondo che ha bloccato i prelievi si chiama HLEND — HPS Corporate Lending Fund. È un fondo di private credit: raccoglie soldi dagli investitori e li presta ad aziende private, spesso medie o piccole, che non riescono ad accedere ai canali bancari tradizionali. In cambio, promette rendimenti alti — 8, 10, 12% annuo — più alti di un BTP, più alti di un'obbligazione.

Il problema strutturale è uno solo, ma è enorme: quei prestiti non si possono vendere. Non sono azioni quotate in borsa, non sono obbligazioni che liquidi in un giorno. Sono prestiti a medio-lungo termine fatti ad aziende private che restano nei libri contabili per anni. Sono, per definizione, illiquidi.

E allora cosa succede quando gli investitori vogliono indietro i loro soldi tutti insieme? Succede esattamente quello che sta succedendo adesso.

BlackRock non è sola. Blackstone — fondo da 82 miliardi — ha ricevuto richieste di riscatto per 3,7 miliardi in un solo trimestre. Per tamponare la situazione, dirigenti e dipendenti hanno messo di tasca propria 400 milioni. Trecentocinquanta milioni. Di tasca propria.

Blue Owl Capital ha bloccato definitivamente i prelievi trimestrali e venduto 1,4 miliardi di prestiti per fare cassa. Morgan Stanley ha ricevuto richieste per quasi l'11% del suo North Haven Private Income Fund e ne ha restituito meno della metà. Cliffwater, 33 miliardi di gestione, è sotto pressione con richieste al 7%.

In Canada, il 40% di tutti i fondi immobiliari privati è ora bloccato. Quaranta per cento.

E il mercato azionario di questi gestori ha reagito di conseguenza: Apollo ha perso il 41% dal picco, Blackstone il 46%, KKR e Ares il 48%, Blue Owl addirittura il 66%. Duecentosessantacinque miliardi di capitalizzazione evaporati.

La radice del problema: vendere ai ricchi non bastava più

Per decenni il private credit è stato un mondo riservato. Lo compravano i fondi pensione, i fondi sovrani, le family office, i grandi investitori istituzionali. Gente che capiva cosa stava comprando — e soprattutto che sapeva che quei soldi sarebbero rimasti bloccati per 5, 7, 10 anni. Nessun problema.

Poi i gestori hanno capito che il denaro dei grandi non bastava più. Il mercato era cresciuto troppo — oggi vale circa 3.000 miliardi di dollari, raddoppiato in soli cinque anni. Serviva benzina nuova.

E la benzina nuova erano i risparmiatori comuni.

Hanno inventato prodotti nuovi — i BDC americani, i veicoli semi-liquidi — che promettevano i rendimenti del private credit con la possibilità di uscire ogni trimestre. Hanno abbassato i minimi di investimento. Hanno aperto le porte a chi non aveva mai investito in questo mercato. Lo hanno chiamato, con una parola che avrebbe dovuto insospettire chiunque: "democratizzazione".

Tradotto nel concreto: hanno abbattuto tre barriere che esistevano per una ragione precisa. L'investimento minimo era alto perché il rischio era alto. Il blocco della liquidità era lungo perché gli asset sottostanti erano illiquidi. I requisiti di accreditamento erano severi perché il prodotto era complesso.

Le hanno abbattute tutte e tre. E il risultato è che oggi nei fondi americani il 60-70% degli investitori sono individui — non professionisti, non istituzioni. Persone normali che hanno firmato un contratto senza capirlo fino in fondo, attratte da rendimenti alti e volatilità apparentemente bassa.

La volatilità apparente è uno dei trucchi più perversi di questo mercato. Si chiama volatility laundering — lavaggio della volatilità. Il fondo sembra stabile perché non viene valutato ogni giorno, non perché sia stabile davvero. Il prezzo lo decide il gestore ogni trimestre. Può dire che vale 100, e il trimestre dopo dire che vale zero. È successo con BlackRock: un prestito valutato 100 nel terzo trimestre 2025 è stato svalutato a zero nel quarto.

Adesso guarda cosa sta succedendo in Italia

Fin qui, potresti pensare: problema americano. Mercato americano. Non mi riguarda.

Ti riguarda. Eccome.

Il 10 gennaio 2024 è entrato in vigore in tutta Europa il regolamento ELTIF 2.0 — Fondo Europeo di Investimento a Lungo Termine. L'obiettivo dichiarato è la "democratizzazione" dei mercati privati. Il private equity, il private credit, le infrastrutture. Tutto quello che prima era riservato ai grandi investitori, ora aperto a tutti.

E con "tutti" si intende proprio tutti: la nuova normativa ha eliminato la soglia minima di investimento di 10.000 euro e il limite che impediva ai piccoli risparmiatori di allocarvi più del 10% del proprio patrimonio. L'unica protezione rimasta è un questionario di adeguatezza MiFID II — lo stesso test che ti fa il consulente quando apri un conto investimenti in banca, e che nella pratica spesso è più una formalità che una barriera reale.

Risultato concreto: oggi in Italia puoi entrare in un fondo di private credit con mille euro.

Non è teoria. Non è futuro. È già adesso, su piattaforme digitali italiane accessibili a chiunque.

Fundstore — marketplace italiano parte del gruppo Banca Ifigest — ha lanciato quattro fondi ELTIF 2.0 gestiti da Amundi, Apollo, BlackRock e JP Morgan. Il fondo Amundi ha un ingresso minimo di mille euro. Apollo parte da 10.000. JP Morgan da 5.000. BlackRock da 10.000. Tutti con finestre di vendita trimestrali. Tutti con un cap al 5% dei riscatti per trimestre.

BPER Banca distribuisce già il BlackRock Multi Alternatives Growth Fund ELTIF, con focus su private equity, infrastrutture e credito privato. Mediobanca Premier, Deutsche Bank, Credem, Banca Generali, Banca Aletti — tutti presenti nel mercato degli ELTIF italiani.

Questo è il punto che cambia tutto. Lo stesso meccanismo che a marzo 2026 ha bloccato i prelievi negli USA è scritto in bianco e nero nei contratti degli ELTIF italiani. Anche BlackRock lo ha dichiarato esplicitamente nel prospetto del suo fondo europeo: "Le redemption possono essere temporaneamente sospese in presenza di circostanze attenuanti specificate nel prospetto informativo."

Traduzione: se troppi investitori vogliono uscire contemporaneamente, la porta si chiude. È previsto. È legale. È scritto.

Il problema non è BlackRock. Il problema è chi viene dopo.

C'è un ragionamento che vale la pena fare ad alta voce.

BlackRock è il gestore più potente del mondo. Quando ha bloccato i prelievi lo ha fatto in modo ordinato, comunicando con gli investitori, rispettando le regole contrattuali, difendendo la propria reputazione globale. Ha gestito la crisi perché aveva le risorse per farlo — e perché non poteva permettersi di non farlo.

Ma BlackRock non è l'unico gestore che distribuisce questi prodotti in Italia.

Ci sono fondi più piccoli, meno conosciuti, con meno riserve di liquidità, meno pressione mediatica, meno reputazione internazionale da proteggere. Quando arriveranno le richieste di riscatto — e la storia ci dice che arrivano sempre, soprattutto nei momenti di paura — cosa faranno?

Blue Owl non è piccola: gestisce 295 miliardi. Eppure ha bloccato definitivamente i riscatti e c'è una class action in corso per non aver comunicato correttamente i problemi di liquidità. Morgan Stanley ha restituito meno della metà di quanto richiesto.

Il contagio si diffonde sempre verso il basso. Comincia dai grandi, che hanno strumenti per gestirlo. Poi arriva ai medi, che li hanno in misura minore. Poi arriva ai piccoli, che non li hanno affatto.

E il mercato degli ELTIF italiani è ancora agli inizi. Secondo i dati di Scope Rating, alla fine del 2024 i capitali raccolti dagli ELTIF in Italia ammontavano a 3,5 miliardi di euro. Sono destinati a crescere rapidamente: le stime parlano di 70 miliardi nell'eurozona entro il 2027. Una crescita che porterà dentro questo mercato sempre più risparmiatori comuni, sempre meno esperti, sempre meno capaci di valutare il rischio reale di quello che stanno comprando.

Quello che non ti dicono quando firmano

C'è un'ironia crudele in tutto questo. La struttura chiusa di questi fondi — quella che impedisce agli investitori di uscire liberamente — è tecnicamente la stessa struttura che li protegge dal vendere nel momento peggiore.

Se questi fondi fossero quotati in borsa, i prezzi sarebbero già crollati del 40% o più. Lo sappiamo perché è già successo: un fondo privato americano quotato è passato da un valore dichiarato di 24 dollari a 14,70 il primo giorno di borsa. Meno 40% in un giorno. Il rischio c'era sempre — stava lì, nascosto nelle valutazioni trimestrali che il gestore decideva in autonomia. Solo che non lo facevano vedere.

Questo è il cuore del problema. Non è che il private credit sia un'asset class criminale. Non lo è. Per certi investitori, in certi contesti, con certi orizzonti temporali, può avere senso. Ma venduto come viene venduto — con rendimenti alti in primo piano e rischi in piccolo — diventa una trappola.

Solo il 23% degli italiani conosce gli ELTIF, secondo una ricerca Consob. Il 77% non sa nemmeno di cosa si tratti. E le banche e le piattaforme digitali stanno distribuendo questi prodotti attraverso reti di consulenti e interfacce online a clienti che firmano un questionario di adeguatezza senza capire davvero cosa stanno comprando.

L'abbiamo già vissuto. Obbligazioni subordinate vendute ai pensionati. Prodotti strutturati venduti allo sportello. Rendimenti alti, rischi nascosti. Quando il castello crolla, a pagare è sempre l'ultimo della catena.

Questa volta la storia ha un nome europeo e suona moderna: ELTIF 2.0. Ma il copione è identico.

Cosa fare, concretamente

Non stiamo dicendo che il private credit crollerà o che tutti i fondi ELTIF sono una truffa. Non è così. Stiamo dicendo che esiste un rischio strutturale reale che non viene comunicato adeguatamente a chi compra questi prodotti.

Alcune domande concrete da fare prima di firmare qualsiasi cosa:

Posso permettermi di non vedere questi soldi per 5-10 anni? Non è una domanda retorica. Il lock-up iniziale degli ELTIF è reale. Le finestre di riscatto sono trimestrali ma soggette al cap del 5%. Se hai bisogno di liquidità, questi prodotti non fanno per te.

Chi gestisce davvero i prestiti sottostanti? Il tuo consulente di banca non lo sa. Spesso non lo sa nemmeno il distributore. I soldi finiscono in portafogli opachi di prestiti a imprese private, valutati trimestralmente dal gestore stesso.

Cosa c'è scritto nel prospetto riguardo alla sospensione dei riscatti? Cercala, quella clausola. C'è sempre. In tutti i fondi. Ed è legale.

Quanto pesa questo investimento sul tuo patrimonio totale? Un conto è allocarci il 5% di un portafoglio diversificato. Un conto è metterci risparmi di cui potresti aver bisogno.

La domanda più antica della finanza resta la più importante: sai davvero cosa possiedi?

Quello che pensi di avere non è quello che hai davvero. Gli inglesi lo chiamano volatility laundering. Noi lo chiamiamo inganno.

Fonti
Marco Casario — Canale Youtube
Bloomberg — BlackRock $26 Billion Private Credit Fund Limits Withdrawals, 6 marzo 2026
Reuters — BlackRock limits redemptions in private credit fund after surge in redemption requests, 6 marzo 2026
Fortune — The $265 Billion Private Credit Meltdown, 14 marzo 2026
Bloomberg — Blue Owl Redemption Halt Stirs Private Credit Unease, 19 febbraio 2026
Reuters — Morgan Stanley restricts redemptions at private credit fund after withdrawals surge, 11 marzo 2026
Bloomberg — Morgan Stanley and Cliffwater LLC limit redemptions on private credit funds, 11 marzo 2026
AIMA / Alternative Credit Council — Financing the Economy 2025: Private credit market surpasses $3 trillion
BeBeez — Fundstore apre ai private markets con gli ELTIF 2.0 di quattro big globali, novembre 2025
Wall Street Italia — ELTIF 2.0: la nuova frontiera per i risparmiatori italiani
We Wealth — Eltif: la mappa aggiornata dei fondi a lungo termine, febbraio 2025
FocusRisparmio — Mercati privati per tutti? Luci e ombre della nuova era ELTIF
BlackRock Italia — Educational Hub sugli ELTIF per i clienti europei
BPER Banca — BlackRock Multi Alternatives Growth Fund ELTIF 2.0, luglio 2025
Consob — Ricerca sulle scelte di investimento degli italiani (citata in We Wealth)
Morningstar — ELTIFs Step Into the Spotlight
Lincoln International — Valuation data on PIK loan structures 2022-2025 (citato in MoneyCheck)
J.P. Morgan Private Bank — Why private credit remains a strong opportunity
Cleary Gottlieb — Outlook for Private Credit in 2026, gennaio 2026