Il Consiglio dei ministri del 22 aprile ha approvato il Documento di Finanza Pubblica 2026, il documento con cui il governo definisce l'andamento dei conti pubblici e fissa la traiettoria economica del Paese. Il verdetto è netto: le previsioni sono peggiori su tutta la linea. Crescita rivista al ribasso, deficit in risalita, debito in aumento. Un quadro che il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha definito "eccezionale", scaricando buona parte della responsabilità sulla guerra in Medio Oriente e sulla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Il dato nudo: quinta crescita più bassa dell'Unione Europea

Con un PIL atteso allo 0,6% nel 2026, l'Italia si conferma tra i fanalini di coda dell'Unione Europea. Francia e Germania crescono oltre l'1%, la Spagna supera il 2%. Numeri che rendono il confronto impietoso. E non si tratta di un fenomeno passeggero: secondo Reuters, l'Italia è destinata a registrare una crescita inferiore all'1% per cinque anni consecutivi, dal 2023 al 2027, nonostante i miliardi arrivati con il PNRR.

Le previsioni degli organismi indipendenti sono ancora più pessimiste di quelle governative: l'Ufficio parlamentare di Bilancio e l'OCSE stimano +0,4%, Confindustria e il Fondo monetario internazionale +0,5%. Il governo si attesta allo 0,6%, leggermente più ottimista, ma la tendenza è univoca.

La guerra come variabile (e come alibi)

Il governo imputa il deterioramento dei conti principalmente allo shock energetico innescato dal conflitto in Medio Oriente. Giorgetti ha messo sul tavolo un numero preciso: 40 miliardi di costo aggiuntivo nel 2026, con una coda da 20 miliardi nel 2027. "Senza questi dati l'andamento sarebbe stato discendente", ha dichiarato il ministro.

Ma la lettura è controversa. Il rallentamento italiano precede il conflitto e affonda le radici in problemi strutturali — bassa produttività, scarsa competitività industriale, investimenti insufficienti in innovazione — che nessun cessate il fuoco a Hormuz potrà risolvere. La domanda che molti economisti si pongono è se la guerra sia la causa del problema o un amplificatore di fragilità già esistenti.

"Siamo come medici in un ospedale da campo: abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti. Non possiamo dargli l'aspirina." — Giancarlo Giorgetti, Ministro dell'Economia, 22 aprile 2026

Stagflazione: crescita zero con i prezzi che salgono

Il DFP non contiene solo uno scenario base, ma anche uno scenario di rischio. Ed è quello che tiene svegli i tecnici del Tesoro: se la guerra dovesse prolungarsi e il ritorno alla normalità energetica slittare, l'Italia si troverebbe in un territorio pericoloso. La parola che compare nel documento — e che raramente fa capolino nei comunicati ufficiali — è stagflazione: la combinazione tossica di crescita stagnante e inflazione in rialzo.

In questo scenario, i prezzi del petrolio salirebbero a 115,5 dollari al barile e i tassi sui BTP decennali aumenterebbero di 30-60 punti base rispetto allo scenario base, innescando quel "circolo vizioso a danno di imprese, famiglie e stati sovrani" di cui ha parlato lo stesso Giorgetti.

L'Italia sfida Bruxelles: "Se l'Europa non agisce, ci muoviamo da soli"

Il DFP si inserisce in una partita più ampia con l'Unione Europea. L'Italia è ancora sotto procedura per deficit eccessivo aperta nell'estate 2024, e uscirne è uno degli obiettivi dichiarati del governo. Ma con un deficit al 3,1% nel 2025 e al 2,9% nel 2026, i margini sono strettissimi.

Meloni e Giorgetti hanno chiesto una deroga al Patto di Stabilità per le spese energetiche, analogamente a quanto già concesso per la difesa. Bruxelles finora ha detto no. E Giorgetti ha risposto con un avvertimento inedito: "Ci muoveremo da soli? Non lo escluderei." Una frase che apre la porta a uno scostamento di bilancio unilaterale — scenario che i mercati monitorerebbero con estrema attenzione.

Il governo prevede di uscire dalla procedura nel 2027, ma solo se il deficit rientrerà sotto il 3% entro la fine del 2026. Il verdetto finale spetta alla Commissione Europea con il Pacchetto di Primavera del 3 giugno.

Famiglie e imprese: accise, mutui e carburanti a rischio

Dietro i numeri della finanza pubblica ci sono scelte che riguardano la vita quotidiana degli italiani. Il dossier più urgente è quello delle accise sui carburanti, il cui taglio scade il 1° maggio. Giorgetti ha annunciato che "la settimana prossima valuteremo l'ordine di priorità", indicando gli autotrasportatori come la categoria più esposta alle tensioni inflazionistiche sui prezzi al consumo.

Sul tavolo ci sono anche la tassazione degli extra profitti delle società energetiche e la questione dei mutui: se la BCE dovesse alzare i tassi in risposta all'inflazione, il costo del credito per le famiglie italiane — già gravato da un debito pubblico al 138,6% del PIL — subirebbe una pressione ulteriore.

Per le PMI italiane, le stime indicano che la crisi geopolitica può costare oltre il 7% del fatturato, tra costi energetici elevati e domanda interna compressa. L'inflazione al 2,8% prevista per il 2026 erode il potere d'acquisto proprio mentre la crescita dei salari stenta a tenere il passo.

L'opposizione attacca: "Conti aggiustati con un trucco contabile"

Le voci in campo:

M5S: Accusa il governo di aver costruito un racconto "farlocco" sui conti, sostenendo che il miglioramento del deficit sia stato favorito da un "trucchetto contabile" sui crediti d'imposta edilizi (Superbonus). Chiede a Giorgetti di "trarne le conseguenze".

PD: Denuncia la mancanza di riforme strutturali a sostegno della crescita. Elly Schlein parla di governo incapace di superare la dipendenza energetica e accusa l'esecutivo di non avere una visione industriale per il Paese.

Giorgetti: Risponde attribuendo il peso del debito al Superbonus dei governi precedenti: "Senza quei dati, l'andamento del debito sarebbe stato discendente." Rivendica la solidità dei fondamentali macroeconomici italiani rispetto ad altri Paesi europei.

Il Post: Sottolinea che il rallentamento dipende in parte dalla crisi internazionale, in parte da "problemi strutturali del sistema produttivo italiano" e dalla "mancanza di riforme del governo a sostegno della crescita".

In sintesi — cosa tenere d'occhio

Tre date segnano il futuro prossimo: il 1° maggio per la scadenza del taglio delle accise; il 3 giugno per il Pacchetto di Primavera UE e il verdetto sul deficit italiano; e l'evoluzione del conflitto in Medio Oriente, la vera variabile su cui nessuno — nemmeno Giorgetti — si azzarda a fare previsioni. Come ha detto il ministro con una punta di ironia: "Chiedetelo a Trump."