Ho trovato il caso specifico. Si tratta di Eugene Shvidler, che ha portato la sua battaglia fino alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo dopo aver perso alla Corte Suprema del Regno Unito. Ora ho tutti gli elementi per scrivere l'articolo.

Immaginate di essere accusati di qualcosa che non siete. E di non poter dimostrare di non esserlo, perché la prova che vi chiedono — rinunciare a una cittadinanza che non avete mai avuto — è per definizione impossibile da fornire. Non è la trama di un romanzo kafkiano. È quello che è successo davvero a un miliardario, sanzionato dal Regno Unito come "russo", che russo non è mai stato.

Il caso è quello di Eugene Shvidler, un doppio cittadino britannico e americano che si è trasferito dall'Unione Sovietica negli Stati Uniti nel 1989, e poi nel Regno Unito nel 2004.

Non è mai stato cittadino russo — avendo in precedenza avuto la cittadinanza dell'URSS, prima del suo collasso — e non ha visitato la Russia dal 2007.

Eppure, nel marzo 2022, poche settimane dopo l'invasione dell'Ucraina, il governo britannico lo ha inserito nelle liste sanzionatorie, congelando i suoi beni in tutto il mondo.

La logica dell'associazione: sei chi frequenti

Il 24 marzo 2022, Shvidler è stato designato come individuo sanzionato. A seguito di indagini, è stato informato che la designazione era stata fatta per due ragioni: primo, era un partner commerciale di Roman Abramovich; secondo, era stato per lungo tempo amministratore non esecutivo di Evraz.

In altre parole: non per quello che ha fatto, ma per chi conosce.

L'effetto della designazione è stato quello di congelare i suoi beni in tutto il mondo e di rendere un reato penale per altre persone trattare con lui sia in ambito privato che commerciale, con poche eccezioni.

I suoi figli sono stati espulsi dalle scuole. La sua ex moglie, non avendo la cittadinanza americana, è rimasta separata da lui. Una punizione collettiva, senza condanna.

Shvidler ha combattuto. Ha portato il caso fino alla Corte Suprema del Regno Unito.

Il 29 luglio 2025, la Corte Suprema del Regno Unito ha emesso la sua sentenza nel caso Shvidler contro il Segretario di Stato per gli Affari Esteri.

La Corte Suprema ha stabilito che il governo ha agito legalmente nell'imporre le sanzioni a Shvidler, che aveva ricoperto posizioni di vertice nella compagnia petrolifera Sibneft.

Ha perso. E ora porta il caso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU).

Il paradosso della cittadinanza impossibile

Il punto più esplosivo di questa vicenda non è la sconfitta nei tribunali britannici. È la condizione che le autorità avevano posto per la revoca delle sanzioni: rinunciare alla cittadinanza russa.

Shvidler è nato nell'URSS nel 1964 e ha lasciato l'ex Unione Sovietica nel 1989, prima che la Federazione Russa fosse formata, e non è mai stato cittadino di quello stato.

Non può rinunciare a qualcosa che non ha mai avuto. È come chiedere a qualcuno di restituire un oggetto che non ha mai preso.

Questo non è un dettaglio tecnico. È la prova di un automatismo burocratico costruito sull'approssimazione.

Shvidler, sebbene nato nell'URSS, è rimasto "apolide" fino a quando non è diventato cittadino britannico nel 2010. Non è mai stato cittadino della Federazione Russa e ha risieduto permanentemente nel Regno Unito dal 2011.

La macchina sanzionatoria: veloce, ma cieca

Come si finisce su una lista nera con un'attribuzione di nazionalità errata? La risposta è nel contesto in cui queste sanzioni sono nate.

Le misure economiche adottate dopo il febbraio 2022 sono parte di una "guerra economica" sviluppatasi in tempi rapidissimi.

Più della metà degli Stati membri dell'UE ha comunicato alla Commissione le misure adottate: beni congelati per un valore di 29,5 miliardi di euro, compresi barche, elicotteri, immobili e opere d'arte.

La velocità era il messaggio. Ogni giorno senza sanzioni era percepito come debolezza politica. In questo clima, la distinzione tra "russo di passaporto" e "russo di origine" è diventata irrilevante. Il criterio vero, non scritto, era: hai fatto affari con qualcuno vicino al Cremlino? Sei dentro.

Un giudice dissenziente della Corte Suprema ha sollevato punti di grande interesse: l'impatto più duro delle sanzioni sui cittadini britannici, la mancanza di principi chiari e l'ampia discrezionalità nelle designazioni, l'uso "orwelliano" delle sanzioni per ottenere dichiarazioni pubbliche, e il pericolo delle sanzioni come gesti simbolici.

Non sono le parole di un avvocato difensore. Sono le parole di Lord Leggatt, giudice dissenziente della Corte Suprema britannica.

Nel suo severo dissenso, ha dichiarato: "Rendere un reato penale per un individuo che non ha fatto nulla di illegale trattare con i propri beni senza il permesso del governo, e imporre questa sanzione senza alcun limite geografico o temporale, è una grave violazione della libertà." Ha aggiunto che "se i tribunali non sono disposti a proteggere le libertà fondamentali individuali anche in un caso come questo, il diritto alla revisione giudiziaria è di scarso valore."

I precedenti che nessuno racconta

Il caso Shvidler non è isolato.

Aven, di nazionalità russa e lettone, e Fridman, che detiene passaporti russo e israeliano, sono stati inseriti nella lista delle misure restrittive dopo l'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina nel febbraio 2022. Il Tribunale Generale dell'UE ha concluso che la loro inclusione non era giustificata perché non c'erano prove sufficienti che avessero fornito supporto materiale o finanziario ai decisori russi.

In una decisione del giugno 2025 nel caso Boguslayev contro il Consiglio dell'UE, il tribunale ha dichiarato esplicitamente che il Consiglio dell'UE non aveva fornito alcuna nuova prova o valutazione della condotta di Boguslayev durante il periodo che giustificava l'estensione delle sanzioni. Il Tribunale ha sottolineato che le decisioni sulle misure restrittive devono basarsi su prove esistenti al momento dell'adozione, piuttosto che su semplici riferimenti generali alla situazione in Ucraina o ai media. Le decisioni devono basarsi su fatti, non su dichiarazioni generali o pubblicazioni mediatiche.

Un principio elementare del diritto che, nell'urgenza bellica, è stato sistematicamente ignorato.

La CEDU come ultima frontiera

Ora Shvidler porta il suo caso a Strasburgo. La CEDU dovrà rispondere a una domanda semplice ma devastante: può uno Stato democratico sanzionare un proprio cittadino, congelare i suoi beni, distruggere la sua vita familiare e professionale, sulla base di un'associazione indiretta con qualcuno che conosce, senza mai dimostrare che lui personalmente abbia fatto qualcosa di sbagliato?

Dato che i ricorsi nei primi casi di sanzioni in Ucraina, impugnati nei tribunali nazionali, erano stati accettati per esame dalla CEDU, si attendeva la prima decisione, il primo orientamento, che avrebbe costituito l'inizio della prassi della CEDU nei casi di sanzioni. Nell'ottobre 2025, la CEDU ha pubblicato la sua decisione nel caso M.S.L., TOV contro Ucraina, in cui la Corte europea ha dichiarato esplicitamente che lo Stato non può giustificare alcuna restrizione ai diritti facendo riferimento alla sicurezza nazionale senza un'adeguata giustificazione probatoria.

Il vento sta cambiando.

Se Shvidler avesse avuto successo nei tribunali britannici, avrebbe probabilmente aperto la porta a decine di individui sanzionati per contestare la loro designazione, specialmente quelli privi di legami diretti con condotte statali illecite, indebolendo potenzialmente il quadro delle sanzioni britanniche contro la Russia.

Questa è esattamente la ragione per cui la Corte Suprema ha resistito. E questa è esattamente la ragione per cui il caso alla CEDU è così importante.

Chi decide chi è abbastanza russo?

C'è una domanda che nessun grande media anglosassone ha posto con la necessaria chiarezza: chi ha deciso che Shvidler fosse "abbastanza russo" da meritare la confisca dei beni? Su quale base documentale? Con quali verifiche? E quanti altri casi simili esistono, sepolti nel silenzio di un processo classificato come "closed door"?

Prima di potere contestare la propria designazione, gli individui sanzionati devono ottenere copie del materiale su cui il ministro si era basato al momento della decisione. "La natura a porte chiuse del processo significa che è difficile sapere quanti casi potrebbero essere in corso", ha spiegato un esperto legale.

Il dato di fatto è che l'invasione non si è fermata, che la pressione interna su Putin non sembra metterlo in difficoltà in alcun modo e che gli oligarchi stessi sembrano affrontare queste misure senza eccessive difficoltà.

Le sanzioni, nella loro forma attuale, hanno colpito duramente persone come Shvidler — che non ha mai avuto la cittadinanza russa, non visita la Russia da quasi vent'anni, è cittadino britannico — mentre i veri obiettivi politici del Cremlino continuano indisturbati.

Il caso di Eugene Shvidler non è la storia di un miliardario che vuole i suoi soldi indietro. È la storia di come, in tempo di guerra, i governi democratici possano trasformare la categoria etnica in categoria giuridica, la vicinanza in colpa, e l'impossibilità in condizione. Se la CEDU non lo fermerà, qualcuno dovrà spiegare in cosa differisce questo sistema da quello che diciamo di combattere.