Chiamiamola con il suo vero nome. Quando il vicepresidente degli Stati Uniti sale su un aereo di Stato, vola in un paese dell'Unione Europea a cinque giorni dalle elezioni e sale sul palco di un comizio di partito, non si tratta di diplomazia. Si tratta di interferenza elettorale. Il fatto che venga da Washington e non da Mosca non la rende più accettabile. La rende solo più ipocrita.

Il fatto nudo e crudo

Il vicepresidente americano JD Vance ha raggiunto l'Ungheria lunedì sera per portare il sostegno del presidente Donald Trump al suo alleato, il primo ministro nazionalista Viktor Orbán, a pochi giorni dalle elezioni parlamentari. Il vicepresidente e sua moglie Usha Vance hanno visitato Budapest dal 7 all'8 aprile. Vance ha accompagnato Orbán a un comizio del partito Fidesz e ha tenuto un discorso sull'alleanza USA-Ungheria. Ufficialmente, si tratta di "rafforzare i legami bilaterali". La visita di Vance è ufficialmente intesa ad approfondire i legami con la nazione di dieci milioni di abitanti. Ma all'interno dell'Ungheria, la visita è vista principalmente come un tentativo di sostenere il premier di lungo corso Viktor Orbán, la cui presa sul potere sta affrontando il test più difficile degli ultimi anni. Endorsato da Donald Trump e celebrato come modello per il resto d'Europa dai funzionari dell'amministrazione americana, il nazionalista e filorusso Orbán e il suo partito sono in ritardo nei sondaggi rispetto all'opposizione in vista delle elezioni di domenica. Un sondaggio del 21 Research Centre di fine marzo ha rilevato che il partito Tisza godeva del sostegno del 56% degli elettori decisi, contro il 37% che sosteneva Fidesz. Non è la prima volta.

È un metodo

Sarebbe un errore leggere Budapest come un episodio isolato. È un tassello di un disegno preciso e documentato. Da quando è tornata al potere, l'amministrazione Trump ha rotto con la tradizionale riservatezza che le passate amministrazioni americane avevano mostrato riguardo alle elezioni straniere. Ora mostra invece un sostegno forte e aperto ai leader che considera compatibili con la propria ideologia e le proprie priorità diplomatiche. La sequenza è chirurgica. Il Segretario di Stato Marco Rubio si è recato a Budapest a metà febbraio, dove ha augurato al suo alleato ungherese "successo", dichiarando durante una conferenza stampa congiunta con Orbán che "il presidente Trump è profondamente impegnato per il vostro successo, perché il vostro successo è il nostro successo". Rubio ha anche lasciato intendere che Washington sarebbe pronta a fornire un sostegno finanziario all'Ungheria se Fidesz vincesse le elezioni. Poi è arrivato Vance. E prima ancora, c'era stata Monaco. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha duramente rimproverato JD Vance, dopo che Vance aveva tenuto un discorso in cui affermava che i leader europei non dovrebbero evitare i partiti di estrema destra. Vance ha incontrato a Monaco la leader dell'estrema destra tedesca AfD, dopo aver sostenuto il partito come partner politico — una posizione che Berlino ha definito inaccettabile interferenza elettorale. Scholz ha dichiarato che la Germania non avrebbe accettato interferenze di estranei nelle elezioni del paese, aggiungendo: "Non si fa, certamente non tra amici e alleati". Non è un caso isolato: in Germania lo stesso Vance aveva già sostenuto ambienti vicini ad Alternative für Deutschland, contribuendo a rafforzare i legami tra le destre sovraniste europee e il blocco politico legato a Trump.

La strategia dietro la tattica

Chi si ferma al personaggio Orbán perde il quadro generale. La vera domanda è: perché Washington investe così tanto capitale politico in un paese di dieci milioni di abitanti? La risposta è nella National Security Strategy americana, nella sua versione classificata. Austria, Ungheria, Italia e Polonia sono elencati come paesi con cui gli Stati Uniti dovrebbero "collaborare di più con l'obiettivo di allontanarli dall'Unione Europea". Il documento afferma: "Dovremmo sostenere i partiti, i movimenti e le figure intellettuali e culturali che cercano la sovranità e la preservazione/restauro dei tradizionali stili di vita europei pur rimanendo filoamericani". È scritto nero su bianco. Non solo l'Europa viene percepita come una minaccia agli interessi americani, ma si dichiara guerra all'UE, usando alcuni Stati membri come pedine del progetto per scorporare l'Europa. Orbán è la pedina perfetta. Viktor Orbán non è solo il capo del governo di un piccolo paese di dieci milioni di abitanti nel centro dell'Europa, ma soprattutto l'incarnazione del progetto di conquista dell'Unione europea da parte delle cosiddette forze patriottiche. Una sconfitta di Orbán sbloccherebbe il prestito UE all'Ucraina, indebolirebbe i Patriots for Europe e romperebbe il punto di convergenza Trump-Putin in Europa. Per tutte le sue pretese nazionaliste, il post-liberalismo è chiaramente transnazionale nelle sue ambizioni. Come potrebbe non esserlo, quando le tendenze culturali del XX secolo che cerca di invertire erano anch'esse transnazionali? È per questo che Vance è diretto a Budapest per fare campagna per Orbán, perché ha sostenuto altri partiti europei di estrema destra, e perché l'ultima Strategia di Sicurezza Nazionale suonava più preoccupata per la "cancellazione civilizzazionale" in Europa che per l'espansionismo cinese.

Il doppio standard che nessuno nomina

Qui arriviamo al punto più scomodo. Per anni, Washington ha accusato Russia e Cina di interferire nelle elezioni occidentali. Miliardi di dollari spesi in agenzie, sanzioni, rapporti di intelligence, audizioni parlamentari. E ora? Se l'ingerenza straniera è ciò che fa Zelensky — affermando di credere che Orbán perderà le elezioni — allora l'ingerenza straniera è anche ciò che fa Vance: si presenta a un evento della campagna elettorale e trasmette, da vicino, il messaggio inequivocabile dell'Amministrazione Trump: questo è il governo che vogliamo mantenere a Budapest. O entrambi sono un'interferenza. Oppure nessuna delle due lo è. Ma giudicarli in modo diverso a seconda di chi parla non è più un principio. È insolito che un alto funzionario americano visiti un paese così vicino a un'importante elezione, ed è visto come un segnale della misura in cui l'amministrazione USA è disposta a spingersi per aiutare un alleato globale in difficoltà.

Un regime sotto procedura UE, benedetto da Washington

Vale la pena ricordare il contesto istituzionale in cui questa visita avviene. Il Parlamento Europeo aveva denunciato "il persistente indebolimento dello stato di diritto da parte dell'Ungheria e le continue violazioni dei valori dell'UE", con i deputati europei che hanno apertamente criticato "l'ingerenza giudiziaria, la corruzione, l'uso improprio dei fondi UE e gli attacchi alla società civile". I sedici anni di governo di Orbán sono stati segnati dall'erosione dell'indipendenza di istituzioni come la magistratura e i media, nonché da riforme che i critici affermano abbiano inclinato il sistema elettorale a favore di Orbán e del suo partito Fidesz. Eppure Vance vola a Budapest, sale su quel palco, e con la sua sola presenza certifica: questo va bene. Questo è il modello. Questa è la democrazia che ci piace.

La rete che nessuno mappa

Il membro più prominente della cerchia più stretta di Vance con connessioni all'Ungheria di Orbán è Chris Buskirk, capo del Rockbridge Network, il gruppo di raccolta fondi segreto sostenuto dal miliardario Peter Thiel, che si è affermato come una delle forze più influenti nella politica repubblicana. Buskirk è stato incluso nell'elenco dei nuovi membri del team accademico del Mathias Corvinus Collegium (MCC), una fondazione culturale chiave di Budapest che promuove visioni MAGA e filorusse. Il think tank, finanziato in parte da forniture di energia russa a basso costo, elenca Buskirk tra i suoi esperti di punta. Soldi russi che finanziano un think tank che ospita collaboratori di Vance, che poi va a fare campagna per Orbán. Qualcuno ha detto interferenza?

Cosa ci dice davvero questa storia

La visita di Vance a Budapest non è un gesto diplomatico anomalo. È la logica conseguenza di una strategia deliberata e documentata: costruire una rete di governi europei allineati per erodere la coesione dell'UE dall'interno. La strategia di Trump è chiara e si è manifestata apertamente fin dall'inizio del suo mandato: screditare la leadership europea, dividerla sugli interessi economici e commerciali, prediligendo un rapporto ad personam. È il più scolastico dei divide et impera, difficile non riconoscerlo. Il paradosso finale è questo: i sovranisti europei che si battono per la "sovranità nazionale" contro Bruxelles stanno di fatto consegnando quella sovranità a Washington, che li usa come strumenti di una politica estera che serve gli interessi americani, non quelli ungheresi, italiani o polacchi. Visto da fuori sembra una parodia del sovranismo: l'idea che l'interesse nazionale si possa difendere copiando modelli altrui. Più che un atto di forza, sembrerebbe un inchino al re di Washington. Il 12 aprile gli ungheresi voteranno. Qualunque sia il risultato, una cosa è già accaduta: la soglia dell'ingerenza elettorale diretta da parte di un alleato NATO è stata attraversata, in piena luce del giorno, senza che nessuna istituzione europea abbia trovato le parole per chiamarla con il suo nome. E questo, forse, è il fatto più inquietante di tutti.

Fonti utilizzate - Al Jazeera — *Vance heads to Budapest to shore up Orban's support before Sunday vote* (7 aprile 2026) - CNN — *JD Vance makes time to visit Hungary to support Orbán amid Iran negotiations* (7 aprile 2026) - Euronews — *US Vice President Vance departs for Hungary in support of Orbán* (7 aprile 2026) - Washington Post / Detroit News — *In tight Hungary election, Trump and Putin are backing Viktor Orban* (5 aprile 2026) - The Dispatch — *Why J.D. Vance Is Rallying for Hungary's Viktor Orbán* (6 aprile 2026) - Semafor — *Why Vance is headed to Hungary* (6 aprile 2026) - Hungarian Conservative — *JD Vance to Visit Hungary Five Days Ahead High-Stakes Election* - Daily News Hungary — *Interferenze straniere nelle elezioni ungheresi?* - Internazionale / Pierre Haski — *Perché tutti guardano con attenzione alle elezioni ungheresi* (7 aprile 2026) - Globalist.it — *Vance da Orban alla vigilia del voto* (3 aprile 2026) - Il Bo Live (Università di Padova) — *Elezioni ad alto rischio in Ungheria* - Il Politico Web — *Washington e Mosca, rivali su tutto tranne Orbán* - Il Fatto Quotidiano — *Il piano di Trump per dividere l'UE* (10 dicembre 2025) - Il Sussidiario — *Usa, guerra all'Europa: rafforzare legami con l'Italia per indebolire UE* (11 dicembre 2025) - Linkiesta — *Da Maga a Mega: la destra americana prova a distruggere e colonizzare l'Europa* (novembre 2025) - NPR / Times of Israel — *Vance meets far-right German leader, Berlin accuses him of election interference* (febbraio 2025) - Foreign Policy — *What J.D. Vance's Munich Speech Means for Europe* (febbraio 2025) - Defense One (citato da Il Fatto Quotidiano e Quotidiano.net) — *US National Security Strategy classified version*