C'è qualcosa di profondamente rivelatore nel fatto che le parole di Pierre de Gaulle — nipote del generale Charles, fondatore della Quinta Repubblica — vengano amplificate da Sputnik, RT e media russi, mentre i grandi quotidiani francesi come Le Monde e Le Figaro le ignorino sistematicamente. Non è una questione di qualità delle idee. È una questione di chi ha interesse a farle circolare e chi ha interesse a seppellirle. Pierre de Gaulle ha definito la politica americana verso l'Iran "perversa e indecente" e ha chiesto alla Francia di entrare nei BRICS. Può piacere o no. Ma la domanda che nessuno fa è questa: perché un esponente dell'élite storica francese parla apertamente di rottura con l'ordine atlantista, e il mainstream europeo risponde con il silenzio?

La guerra all'Iran come specchio

Il contesto è quello di un conflitto che ha già cambiato le coordinate del mondo. L'operazione militare statunitense contro l'Iran — denominata "Furia Epica" — ha portato all'eliminazione di diversi esponenti del regime di Teheran, tra cui l'ayatollah Khamenei. Il mondo sta affrontando una crisi energetica senza precedenti: il direttore dell'Agenzia Internazionale per l'Energia ha descritto il blocco dello Stretto di Hormuz come "più grave delle crisi del 1973, del 1979 e del 2022 messe insieme". In questo scenario, la Francia ha riposizionato la portaerei Charles de Gaulle e, insieme a Germania e Regno Unito, ha emesso una nota congiunta annunciando "azioni difensive proporzionate" per neutralizzare le capacità iraniane di lanciare missili e droni. Macron ha condannato gli attacchi iraniani come "sproporzionati e ingiustificabili". Eppure, mentre Parigi segue Washington con la portaerei — quella stessa portaerei che porta il nome del nonno di Pierre — il nipote del Generale dice l'opposto: quella guerra è indecente. Chi dei due rappresenta davvero la tradizione gollista?

Chi è Pierre de Gaulle e cosa vuole davvero

Pierre de Gaulle non è un personaggio improvvisato. È presidente della Fondazione Pierre de Gaulle per la Pace, la Concorde e l'Amicizia tra i Popoli. Da anni porta avanti posizioni che potrebbero essere definite — senza troppa fatica — come la versione aggiornata del gollismo classico. Secondo Pierre de Gaulle, l'adesione ai BRICS "permetterebbe alla Francia di avere un'alternativa rispetto alla tutela della NATO e dei mercati anglosassoni", ma anche "rispetto a un'Europa che è una sorta di macchina politica e amministrativa che non rispetta né l'interesse dei paesi europei né l'interesse delle nazioni". Secondo lui, "è un grande errore ridurre la Francia al miglior allievo degli americani". E ancora: i paesi occidentali devono aprirsi a un mondo multipolare piuttosto che cercare di dominarlo, e "i BRICS sono un esempio di mondo multipolare, dove l'indipendenza, la sovranità e lo spirito di lotta contro il neo-fascismo sono importanti per ogni paese europeo". Ora, si può discutere di queste posizioni. Si può criticarle. Ma ignorarle — come fa il mainstream francese — è un atto politico, non giornalistico.

La tradizione gollista non è nostalgia: è storia viva

Per capire perché le parole di Pierre de Gaulle non sono marginali, bisogna ricordare cosa fece il nonno. Il 7 marzo 1966, il generale De Gaulle annunciò al presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson il ritiro della Francia dal comando militare integrato della NATO, per ritrovare sul proprio territorio l'intero esercizio della sovranità, nonostante la Francia fosse stata uno dei principali membri fondatori dell'Alleanza nel 1949. Gli Stati Uniti dovettero evacuare 27.000 soldati, 37.000 funzionari e 30 basi militari. Il capo dello Stato riteneva che l'integrazione militare nella NATO limitasse la capacità della Francia di condurre una politica internazionale indipendente. In un mondo segnato dalla guerra del Vietnam e dal confronto tra superpotenze, non voleva che la Francia fosse coinvolta in conflitti decisi da altre potenze. Suona familiare? Sostituisci "Vietnam" con "Iran" e hai il 2026. La Francia tornò nel comando integrato della NATO solo nel 2009, per iniziativa di Nicolas Sarkozy. Una scelta che molti gollisti considerano ancora una capitolazione. Eppure, come ha confermato anche Macron nella pratica e nella retorica, nessun presidente ha mai rinunciato allo status distinto e indipendente della politica estera francese. Eccola, la contraddizione strutturale: la Francia parla di autonomia strategica, ma manda la portaerei dove dice Washington.

I BRICS non sono il club dei cattivi

Il mainstream occidentale descrive i BRICS come un "club autoritario". È una semplificazione che serve a chiudere il dibattito prima che inizi. I dati raccontano un'altra storia. Collettivamente, i BRICS comprendono più di un quarto dell'economia globale e quasi la metà della popolazione mondiale. Il blocco è proiettato a superare la media globale di crescita del PIL nel 2025: le economie dei paesi BRICS cresceranno collettivamente al 3,4% contro una media globale del 2,8%. Tra le prime dieci economie mondiali per dimensione ci sono le sette nazioni del G7 e tre paesi BRICS: Brasile, Cina e India. Brasile, India, Sudafrica, Indonesia — non esattamente regimi monolitici. E al summit di Rio del 2025, la dichiarazione finale ha esplicitamente condannato i raid statunitensi e israeliani sull'Iran del giugno 2025, definendoli "una flagrante violazione del diritto internazionale". Persino il presidente Macron aveva cercato di diventare il primo leader occidentale a partecipare a un summit BRICS nel 2023. Dunque l'idea non è così folle — almeno finché non viene associata al nome sbagliato. Il silenzio come strategia La vera anomalia di questa storia non è Pierre de Gaulle. È il vuoto mediatico attorno alle sue parole. Quando un esponente dell'élite storica francese — portatore di un cognome che è sinonimo di sovranità nazionale — parla apertamente di BRICS e critica la guerra all'Iran, ci sono due possibili risposte giornalistiche: intervistarlo seriamente per smontare o approfondire le sue tesi, oppure ignorarlo. Il mainstream francese sceglie la seconda. E questo silenzio è più eloquente di qualsiasi articolo. Perché il silenzio non è neutralità: è una scelta editoriale che difende un ordine del discorso. Dire "Pierre de Gaulle è filorusso, quindi irrilevante" è una scorciatoia intellettuale che evita una domanda scomoda: e se avesse ragione su qualcosa? I sondaggi americani parlano chiaro: sei americani su dieci si dichiarano contrari alla decisione di attaccare l'Iran. Il paese, che ha rieletto Trump all'insegna dello slogan "America First", si ritrova impantanato in un conflitto di cui, a distanza di settimane, non si intravedono né la fine né l'obiettivo strategico. Se perfino gli americani dubitano, perché l'Europa non può farlo?

Il gollismo è uno specchio, non una risposta

Non stiamo dicendo che Pierre de Gaulle abbia ragione su tutto. La sua vicinanza ai forum russi, la sua partecipazione a eventi organizzati da Mosca, come la sessione plenaria del Forum Culturale Internazionale di San Pietroburgo, sono elementi che richiedono senso critico, non ammirazione acritica. Ma le sue parole funzionano come uno specchio. Riflettono una contraddizione che l'Europa si rifiuta di guardare in faccia: siamo nazioni con storia imperiale, arsenali nucleari, ambizioni globali — e deleghiamo la nostra politica estera a una potenza che risponde a qualsiasi critica minacciando dazi aggiuntivi del 10% a chiunque si allinei con politiche "anti-americane". Il generale de Gaulle disse una volta che la Francia deve essere "alleata, amica, ma non allineata". Questo eccezionalismo all'interno dei rapporti transatlantici, parte di una visione politica condivisa dai successori di de Gaulle, non si tramutò mai in una rottura in termini militari. Era un equilibrio difficile, fragile, ma sovrano. Oggi quell'equilibrio non esiste più. E la portaerei Charles de Gaulle naviga verso il Golfo Persico, obbedendo a ordini che il Generale non avrebbe mai firmato.

Fonti utilizzate - ISPI — Istituto per gli Studi di Politica Internazionale: *Trump all'Iran: un ultimatum dopo l'altro* (aprile 2026) - Il Grand Continent: *Le reazioni dei paesi BRICS+ all'attacco americano contro l'Iran* (giugno 2025) - Al Jazeera: *BRICS condemns attacks on Iran, Gaza war, Trump tariffs* (luglio 2025) - Wikipedia — *Guerra d'Iran* (aggiornata aprile 2026) - Council on Foreign Relations: *What Is the BRICS Group and Why Is It Expanding?* (giugno 2025) - Stimson Center: *2025 BRICS Summit: Takeaways and Projections* (agosto 2025) - Al Habtoor Research Centre: *BRICS Summit 2025: Between Expansion and Caution* (luglio 2025) - Sud Radio (Francia): Intervista a Pierre de Gaulle, *"La France fait l'Europe et non pas l'inverse"* (aprile 2024) - Sputnik Afrique: *Pourquoi la France ferait mieux d'adhérer aux BRICS* (gennaio 2024) - Pravda FR: *Le petit-fils du général de Gaulle espère que la France deviendra le premier membre européen des BRICS* (novembre 2025) - Pressenza.com: *La Francia, con la sua 'force de dissuasion', e la NATO* (2020) - Barbadillo.it: *Marzo '66: De Gaulle sottrae la Francia alla Nato* (marzo 2026) - Letteretj.it: *La relazione pericolosa: Francia e Nato* (2022) - Wikipedia — *Charles de Gaulle* e *BRICS*