Pete Hegseth è il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti. Prima di questo incarico era un conduttore di Fox News nel fine settimana e un ufficiale della Guardia Nazionale. Da quando ha preso il controllo del Pentagono ha licenziato o rimosso almeno due dozzine di generali e ammiragli. Ha condiviso piani di guerra militari classificati su una app di messaggistica non sicura. Ha bloccato le promozioni di sei ufficiali scelti perché di colore o donne. Ha minacciato i suoi stessi collaboratori con test della macchina della verità. Ha installato una connessione internet non sicura nel suo ufficio al Pentagono per aggirare i protocolli di sicurezza.
Tutto questo mentre gli Stati Uniti sono impegnati in una guerra attiva in Iran.
La purga sistematica
Dall'inizio del suo mandato Hegseth ha condotto quella che funzionari militari attuali ed ex hanno definito pubblicamente una purga ideologica senza precedenti nella storia americana recente. Non è una questione di interpretazione: è la parola usata dalla senatrice Elissa Slotkin, ex analista della CIA, davanti alle telecamere.
Il presidente dei Joint Chiefs of Staff, generale CQ Brown — secondo afroamericano a ricoprire quel ruolo — è stato licenziato senza spiegazioni. L'ammiraglio Lisa Franchetti — prima donna a guidare la Marina americana — è stata licenziata senza spiegazioni. Il generale David Allvin, capo di stato maggiore dell'Aeronautica, è stato rimosso. Il generale Jeffrey Kruse, direttore della Defense Intelligence Agency, è stato licenziato. Il vice ammiraglio Shoshana Chatfield, rappresentante militare americano alla NATO — prima donna a ricoprire quella posizione — è stata rimossa nel mezzo delle operazioni di coordinamento internazionale per l'Ucraina.
In nessuno di questi casi è stata fornita una spiegazione pubblica.
Il 27 marzo 2026 il New York Times e NPR hanno rivelato l'episodio più recente. Hegseth ha personalmente cancellato quattro nomi da una lista di promozioni a generale di brigata — la prima stella — già approvata dai board di selezione interni dell'Esercito nel novembre 2024. I quattro: due uomini neri e due donne, su una lista di circa trentasei ufficiali composta in prevalenza da uomini bianchi. Secondo NPR, altri due ufficiali — un colonnello nero e una colonnella — sono stati rimossi da liste di promozione di altri corpi militari. I board di selezione che li avevano promossi scelgono circa il 5% dei candidati idonei. Tutti avevano superato quel processo. Hegseth li ha cancellati mesi dopo, ignorando le resistenze del Segretario dell'Esercito Daniel Driscoll, che ha risposto alle pressioni di Hegseth con una frase rimasta nei verbali: "Il presidente non è razzista né sessista."
Un secondo funzionario militare ha confermato a NPR che Hegseth sta "eliminando gli ufficiali senior ritenuti ideologicamente incompatibili" con l'amministrazione Trump.
Il senatore Jack Reed, membro del Comitato per i Servizi Armati, ha dichiarato: "Se questi rapporti sono accurati, la decisione di Hegseth sarebbe non solo scandalosa, sarebbe illegale."
Il portavoce del Pentagono ha definito il tutto "fake news da fonti anonime".
Signalgate — il Segretario alla Difesa che condivideva piani di guerra in chat di gruppo
Parallelamente alla purga del personale, Hegseth è al centro di uno scandalo di sicurezza documentato da una doppia indagine — del Pentagono e del Congresso.
Il 15 marzo 2025, mentre gli Stati Uniti lanciavano attacchi contro i Houthi in Yemen, Hegseth condivideva i dettagli operativi dell'attacco — orari di lancio degli aerei, sistemi d'arma, timing dei bombardamenti — su Signal, un'app di messaggistica commerciale non autorizzata per comunicazioni classificate. Lo faceva in un gruppo che includeva, tra gli altri, il giornalista Jeffrey Goldberg, editor de The Atlantic, aggiunto per errore alla chat da Mike Waltz, allora consigliere per la sicurezza nazionale.
Quando Goldberg ha pubblicato i contenuti della chat, l'amministrazione ha sostenuto che nessuna informazione classificata fosse stata condivisa. L'ispettore generale del Pentagono ha poi stabilito che i messaggi di Hegseth erano stati copiati da un documento del Comando Centrale americano classificato "SECRET/NOFORN" — ovvero nessun cittadino straniero autorizzato alla visione. Ha anche stabilito che Hegseth ha violato la policy del dipartimento e ha rischiato di mettere in pericolo il personale militare in missione.
La storia aveva un ulteriore capitolo. Hegseth aveva creato un secondo gruppo Signal — chiamato "Defense Team Huddle" — con cui condivideva le stesse informazioni. In quel gruppo erano inclusi sua moglie Jennifer, ex produttrice di Fox News, suo fratello Phil, assunto al Pentagono come consulente, e il suo avvocato personale Tim Parlatore. Nessuno dei tre aveva autorizzazione a ricevere quelle informazioni.
Hegseth ha rifiutato di sottoporsi all'intervista con l'ispettore generale, rispondendo solo in forma scritta. Non ha consegnato il suo telefono per l'esame tecnico. I ricercatori dell'ispettore generale hanno dovuto ricostruire le comunicazioni dai screenshot pubblicati dall'Atlantic.
Trump ha dichiarato di avere "la massima fiducia" in Hegseth.
La caccia alle talpe — e la purga interna
Nel mezzo dello scandalo Signal, Hegseth ha avviato una caccia interna ai presunti "leaker" del Pentagono. Il risultato è stato una seconda ondata di caos istituzionale.
Tre collaboratori di lungo corso di Hegseth — Dan Caldwell, Colin Carroll e Darin Selnick — sono stati scortati fuori dal Pentagono dagli agenti di sicurezza, accusati di essere la fonte delle fughe di notizie. Dopo il loro allontanamento hanno rilasciato una dichiarazione congiunta: "Non ci è ancora stato detto esattamente per cosa siamo stati indagati, se esiste ancora un'indagine attiva, o se ci sia mai stata una vera indagine sulle presunte fughe."
Il capo di gabinetto Joe Kasper è uscito anch'egli. L'ex portavoce John Ullyot ha annunciato le dimissioni, ma fonti interne hanno poi rivelato che era stato lui stesso a essere invitato ad andarsene.
Cinque ex segretari alla Difesa — tra cui il generale Jim Mattis, primo Segretario alla Difesa di Trump nel suo primo mandato — hanno scritto una lettera congiunta al Congresso definendo le purghe "spericolate" e chiedendo audizioni immediate per valutarne le implicazioni sulla sicurezza nazionale. Il Congresso a guida repubblicana non ha fissato nessuna audizione.
Il contesto che nessuno dice
Tutto questo non avviene nel vuoto. Accade mentre gli Stati Uniti sono in guerra in Iran — un conflitto militare attivo, con bombardamenti, perdite e rischi di escalation nel Golfo Persico. Il Pentagono ha perso il suo presidente dei Joint Chiefs, il capo di Cybercom, il rappresentante militare alla NATO e dozzine di altri comandanti senior. In alcuni casi i ruoli vacanti non sono ancora stati coperti mesi dopo.
Il senatore Reed ha elencato le conseguenze dirette: il Comando Cyber degli Stati Uniti — responsabile della difesa digitale del paese e delle operazioni offensive nel cyberspazio — è rimasto senza comandante. Il vuoto di leadership, in un momento di conflitto attivo, è stato definito da Reed "un regalo prezioso a Cina, Russia, Iran e Corea del Nord."
La senatrice Slotkin ha detto davanti alle telecamere: "I posti in cui abbiamo visto queste cose sono posti come la Cina. Lavoravo sull'Iraq. Facevano la stessa cosa."
Hegseth ha risposto con un discorso ai generali della nazione in settembre: "Se le parole che sto dicendo oggi vi fanno sprofondare il cuore, dovreste fare la cosa onorevole e dimettervi."
Fonti
New York Times, 27 marzo 2026 — blocco promozioni ufficiali neri e donne
NPR, 27 marzo 2026 — conferma blocco promozioni, screening ideologico
The Intercept, aprile 2025 — Signalgate, secondo gruppo Signal, testimonianze interne
The Atlantic, marzo 2025 — trascrizione chat Signal pubblicata
Pentagon Inspector General — rapporto dicembre 2025, uso Signal "SECRET/NOFORN"
Al Jazeera, dicembre 2025 — analisi rapporto IG su Signalgate
Senatore Jack Reed, discorso al Senato — 100 giorni di Hegseth, elenco licenziamenti
The Daily Beast / MSNBC — generale McChrystal e atmosfera interna al Pentagono
Politico — dichiarazioni senatori e commissioni parlamentari