Chi erano le vittime, come venivano catturate, chi le curava in segreto, chi le silenziava con soldi e paura. La macchina che ha abusato di oltre mille persone per trent'anni — e che, secondo chi la conosce da dentro, non si è mai fermata davvero.
Ha quattordici anni. Vive in un quartiere di roulotte di West Palm Beach, una delle zone più povere della Florida. Sua madre fa fatica ad arrivare a fine mese. Un giorno, un'altra teenager — anche lei quattordici anni — le dice che conosce un modo per guadagnare duecento dollari in un pomeriggio. Un signore ricco ha bisogno di un massaggio. Tutto qui.
Non è tutto qui. Non lo è mai stato. E quando quella ragazza scende le scale di quella villa dopo la prima volta, porta con sé qualcosa che non si toglie più. 'Mi sentivo così sporca', ha dichiarato anni dopo davanti alle telecamere. 'Come se mi avessero rubato un pezzo. Era il mio sporco segreto.'
Il suo nome è Courtney Wild. È stata una delle prime vittime di Jeffrey Epstein a parlare pubblicamente. È stata la prima a chiedere, in un'udienza federale, che lui non uscisse libero su cauzione nel 2019. Non è stata l'ultima a capire che il sistema che l'aveva intrappolata era molto più grande di un uomo solo.
Questo capitolo è dedicato a lei. E alle oltre mille come lei.
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Le vittime: chi erano e perché venivano scelte
Le vittime di Jeffrey Epstein non erano scelte a caso. Venivano selezionate con una logica precisa, fredda, industriale. Epstein e Maxwell cercavano ragazze con caratteristiche specifiche: giovani — tra i 13 e i 17 anni nella maggior parte dei casi documentati — provenienti da famiglie disagiate, con genitori assenti o in difficoltà economica, con storie di abusi pregressi, in cerca di soldi e di un futuro migliore. Ragazze che nessuno avrebbe cercato. Ragazze che avrebbero faticato a farsi credere.
'Epstein prendeva di mira ragazze vulnerabili come me, che erano sensibili al suo denaro', ha dichiarato Courtney Wild. 'Ci faceva sentire aiutate e salvate, quando in realtà ci stava predando.' Marina Lera — identificata come 'vittima minorenne numero uno' nell'atto d'accusa federale del 2019 e mai parlata pubblicamente fino al 2025 — arrivò a Epstein a 14 anni dopo anni di abusi sessuali da parte del patrigno. Immigrata dal Brasile, senza rete di protezione, aveva bisogno di soldi. 'Pensai che se avessi assecondato quello che voleva, non sarei più stata un'immigrata qualunque. Che avrei avuto qualcosa su cui contare.'
Il meccanismo di selezione era brutalmente efficiente. Maxwell fermava ragazze per strada — vicino alle scuole, nei parchi, nei centri commerciali. In più occasioni, testimoni la videro scendere dall'auto, avvicinarsi a ragazze giovanissime — alcune con le parentesi ai denti — e scrivere il proprio numero di telefono su un biglietto. Le ragazze ricevevano poi una chiamata. L'invito era sempre lo stesso: un lavoro da massaggiatrice, buoni guadagni, possibilità di viaggiare.
"La vidi fermarsi con la macchina vicino a una scuola e scrivere il suo numero a delle ragazze. Poi le vedevo a casa di Jeffrey. Diceva che stava facendo i provini per dei modelli. Ma non ho mai visto un modello con le parentesi ai denti."
— Maria Farmer, prima vittima a denunciare Epstein all'FBI nel 1996.
Una volta entrate nell'orbita di Epstein, le ragazze venivano integrate in un sistema piramidale. Le più 'anziane' — quelle che avevano raggiunto i 18-19 anni e che Epstein non voleva più per sé — venivano incaricate di reclutare ragazze più giovani. Per ogni nuova vittima portata, ricevevano 200 dollari. Courtney Wild ha stimato di aver reclutato tra le cinquanta e le settanta ragazze, tutte tra i 14 e i 16 anni. 'Porto ancora una colpa enorme per quello che ho fatto. Sapere che ho avuto qualche ruolo in quello che è capitato ad altre persone mi distrugge.'
Il profilo delle vittime internazionali era simile ma con una variante: spesso erano aspiranti modelle o studentesse universitarie reclutate in Europa dell'Est — Russia, Slovacchia, Svezia, Repubblica Ceca — con la promessa di un'istruzione americana, visti di lavoro, connessioni nel mondo della moda. Alcune arrivavano già con storie di sfruttamento alle spalle. Nei file DOJ emergono riferimenti espliciti a reti di traffico con base in Europa orientale, con intermediari che fornivano ragazze su richiesta. Una email menziona anche una ragazza cinese. Il network era globale fin dalle origini.
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La prima denuncia: 1996. Risposta dell'FBI: nulla.
La storia ufficiale del caso Epstein inizia nel 2005, con la telefonata della matrigna di una quattordicenne alla polizia di Palm Beach. Ma la vera storia inizia nove anni prima.
Nel 1995, Maria Farmer è una giovane artista talentuosa che studia alla New York Academy of Art. Epstein la assume per acquistare opere d'arte per la sua villa di Manhattan. È lì, in quella casa, che capisce cosa sta succedendo davvero. Vede ragazze giovanissime entrare e uscire. Vede Maxwell selezionare potenziali vittime per strada. E un giorno, viene aggredita sessualmente da entrambi. Sua sorella Annie, che ha 16 anni e frequenta la stessa casa, subisce lo stesso.
Nel 1996, Maria Farmer si reca all'FBI e denuncia tutto. Nome, cognome, indirizzi, dettagli. È la prima denuncia formale contro Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell nella storia americana.
La risposta dell'FBI è il silenzio. Nessuna indagine. Nessun seguito. Nessuna lettera. Nulla.
"Pensavo spesso a come sarebbe stato se avessero aperto un'indagine nel 1996. Tutte le ragazze che sono venute dopo di me — quelle storie sarebbero potute non esistere. Fa molto male."
— Maria Farmer, prima denunciante, 60 Minutes Australia
La giornalista Lucia Osborne Crowley, che ha studiato il caso per anni e parlato con decine di sopravvissute, è esplicita su questo punto: 'Sappiamo che l'FBI aveva questi rapporti dal 1995-1996. Hanno deciso di non fare nulla. Questo è nel loro potere — non esiste nessun obbligo legale per un'agenzia di polizia di investigare una denuncia. Possono riceverla e ignorarla. E questo è esattamente quello che hanno fatto per decenni.'
Tra il 1996 e il 2005 — i nove anni di silenzio istituzionale — quante ragazze sono passate per le case di Epstein? Il DOJ ha stimato che le vittime identificabili siano oltre mille. La maggior parte di quelle storie appartiene a quel periodo. Un periodo in cui l'FBI sapeva.
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I medici complici: il sistema di controllo sui corpi
Uno degli aspetti meno discussi ma più agghiaccianti della rete Epstein riguarda i professionisti sanitari che ne facevano parte. Non come vittime. Come complici attivi.
Lucia Osborne Crowley descrive cosa emerge dai file DOJ con una precisione che fa accapponare la pelle: 'Ci sono moltissime email che mostrano Epstein collegare le sue vittime con ginecologi, medici, professionisti della salute. Visite mediche che avvenivano fuori dagli ospedali, in segreto. Medici che riferivano i risultati direttamente a Epstein. Medici che prescrivevano farmaci su sua richiesta. Un medico non è autorizzato a fare nulla di tutto questo — è illegale. Ma lo facevano.'
I casi documentati nei file sono multipli e specifici. Un chirurgo plastico chiuse con circa trentacinque punti di sutura la testa di una giovane donna ferita — non in un ospedale, non in uno studio medico, ma sul tavolo da pranzo di Epstein. Un internista di West Palm Beach ordinò esami del sangue per un'altra vittima e comunicò i risultati direttamente ad Epstein. Un dentista di Columbia University fu contattato da Epstein per sapere 'quanto lavoro volesse fare' su una ragazza con gravi problemi dentali. In un'email del 2012, qualcuno scrisse ad Epstein: 'Ricordi il nome del ginecologo che usava mandare le sue vittime?'
EMAIL DOJ, 2012: 'Do you remember the name of the gynecologist that you used to send your victims to?' — Il termine 'vittime' è usato esplicitamente nella comunicazione originale. Il mittente dell'email è oscurato. Questa email è contenuta nei file DOJ rilasciati nel 2025-2026 e non è stata oggetto di indagine pubblica da parte dell'FBI.
Il controllo medico non serviva solo a gestire le conseguenze fisiche degli abusi. Serviva a controllare la fertilità delle vittime. Epstein decideva quali ragazze dovevano prendere la pillola anticoncezionale — e quindi, implicitamente, quali no. I medici compiacenti eseguivano le sue istruzioni senza fare domande. Quando una ragazza smetteva di ricevere la prescrizione della pillola, rimanere incinta non era più una questione di scelta.
Osborne Crowley conferma di aver parlato con sopravvissute che sono rimaste incinte mentre erano trafficate da Epstein. Le email di Sarah Ferguson — ex moglie del principe Andrew — ne danno conferma indiretta in modo sconcertante: in una delle sue comunicazioni con Epstein, lo congratula per essere diventato padre. È una delle rivelazioni più perturbanti dei file: dove sono questi bambini? Chi li ha avuti? Sono stati registrati? Sono stati venduti?
"C'è una voce di diario nei file — una ragazza che parla di essere stata usata come 'incubatrice', di aver partorito e di aver avuto il figlio portato via. Dov'è questa ragazza oggi? L'FBI le ha parlato? Le ha offerto protezione? Queste domande dovrebbero essere al centro di un'indagine attiva. Non lo sono."
— Lucia Osborne Crowley, giornalista investigativa, 2025
Come riusciva Epstein a trovare questi professionisti disposti a tutto? La risposta, secondo Osborne Crowley, è nella logica del potere: 'Epstein non ha convinto la maggioranza dei medici o degli avvocati o degli accademici. Ne ha trovati pochissimi, quelli corruttibili, quelli che volevano far parte del club. In ogni categoria professionale c'è sempre qualcuno disposto. E uno solo, a volte, è tutto quello che ti serve.'
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Il silenzio comprato: patti di riservatezza, minacce e intimidazioni
Le vittime di Epstein hanno impiegato decenni a parlare. Non per mancanza di coraggio — come dimostrano le loro storie. Ma perché il sistema costruito intorno a Epstein le teneva in silenzio con strumenti multipli e sovrapposti.
Il primo strumento era il denaro. Decine di cause civili intentate contro Epstein — l'unica via percorribile dopo che l'FBI aveva ignorato le denunce penali per anni — si concludevano con accordi extragiudiziali che includevano clausole di non divulgazione. Le vittime ricevevano un risarcimento, spesso modesto, e in cambio si impegnavano a non parlare mai più pubblicamente di quello che avevano vissuto. Andrew Mountbatten-Windsor — ex principe Andrew — ha patteggiato con Virginia Giuffre per dodici milioni di dollari nel 2022, senza ammettere alcuna colpa e senza che i fatti andassero mai in giudizio.
Il secondo strumento era la paura fisica. Investigatori privati al soldo di Epstein seguivano le vittime, sedevano in SUV neri davanti alle loro case, interrogavano i loro ex fidanzati e parenti. Almeno uno di loro, secondo documenti giudiziari, tentò di speronare l'auto di un genitore di una vittima. Epstein arrivò a pagare 350.000 dollari a due potenziali testimoni nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione dell'inchiesta del Miami Herald nel 2018 — due pagamenti identificati dai procuratori come possibili tentativi di influenzare la testimonianza.
Il terzo strumento era la legge stessa. Epstein aveva accesso ai migliori avvocati del paese. Dershowitz, Starr, Lefkowitz, Lefcourt. Ogni procedimento legale veniva trasformato in un labirinto di opposizioni, rinvii, contro-denunce. Anche solo intentare una causa diventava finanziariamente insostenibile per ragazze provenienti da famiglie povere.
DATO DOJ / CONGRESS: Secondo il rappresentante Ro Khanna, che ha visionato file non redatti, ci sono almeno sei nomi prominenti — co-cospiratori identificati dall'FBI — i cui nomi continuano a comparire oscurati nei documenti pubblici in violazione dell'Epstein Files Transparency Act. Leslie Wexner, identificato come co-cospiratore in almeno un documento FBI del 2019, aveva il nome inizialmente oscurato prima che la pressione del Congresso lo rendesse pubblico.
Osborne Crowley sottolinea un paradosso legale che ha intrappolato molte vittime per decenni: 'Se vai dalla polizia e loro decidono — come hanno fatto per anni — di non investigare, la tua unica opzione è la via civile. Ma la via civile porta quasi sempre a un accordo con NDA (acronimo di Non-Disclosure Agreement, noto in italiano come patto di riservatezza o accordo di non divulgazione). E l'NDA poi viene usato come scudo dai perpetratori per sostenere che non esiste nessuna ammissione di responsabilità. Il sistema è progettato per proteggere chi ha i soldi per difendersi, non chi ha subito.'
Il quarto strumento, il più subdolo, era la vergogna. Molte ragazze avevano reclutato altre ragazze. Avevano partecipato — inizialmente senza capire, poi sotto coercizione — alle dinamiche della rete. Temevano di essere considerate complici, non vittime. Temevano che la loro storia venisse usata contro di loro. Temevano, soprattutto, di non essere credute. Quella paura era fondata: per quasi trent'anni, non lo erano state.
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Le morti nell'orbita Epstein
Virginia Roberts Giuffre è morta il 7 aprile 2025. Aveva 41 anni. La causa ufficiale è suicidio. Era la testimone più importante dell'intera vicenda Epstein — aveva denunciato pubblicamente il principe Andrew, aveva intentato cause civili contro Epstein e Maxwell, aveva testimoniato davanti al Congresso, aveva parlato con giornalisti di tutto il mondo per oltre vent'anni. Stava aspettando che i file del DOJ finalmente confermassero quello che aveva sempre detto.
Non ha fatto in tempo a vederlo.
La sua morte ha sollevato domande immediate, anche tra chi la conosceva bene. Osborne Crowley, che aveva lavorato con lei nel corso degli anni, ha dichiarato che la perdita era 'devastante' e che molte domande rimanevano aperte. La famiglia di Giuffre ha chiesto chiarezza. Non è arrivata.
Giuffre non è l'unica morte nell'orbita del caso Epstein a generare interrogativi. Jean-Luc Brunel — il talent scout francese accusato da multiple vittime di aver fornito ragazze a Epstein, con cui era in corrispondenza documentata — è stato trovato morto impiccato nella sua cella del carcere di Parigi il 19 febbraio 2022, mentre era in custodia cautelare in attesa di processo per stupro e traffico di esseri umani. Causa ufficiale: suicidio. Stessa prigione. Stessa morte. Stesso momento in cui avrebbe potuto parlare.
Mark Epstein — fratello di Jeffrey — ha dichiarato in un'intervista del 2019 di credere che suo fratello fosse ancora vivo. Non ha fornito prove. Ma la domanda sulla morte di Jeffrey Epstein non ha ancora ricevuto una risposta completamente soddisfacente: le telecamere spente, le guardie addormentate, la rimozione dalla sorveglianza anti-suicidio tre settimane prima della morte, le fratture all'osso ioide più compatibili — secondo il medico legale incaricato dalla famiglia — con uno strangolamento che con un'impiccagione. Il DOJ ha concluso: suicidio. Molti non sono convinti.
⚠ PRECISAZIONE: Questa inchiesta non afferma che le morti di Virginia Giuffre, Jean-Luc Brunel o Jeffrey Epstein siano state omicidi. Riporta i fatti documentati — le circostanze anomale, le domande rimaste senza risposta, le perizie contrastanti — e lascia al lettore la valutazione. Il giornalismo non può concludere dove i tribunali non hanno ancora avuto modo di indagare adeguatamente.
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La dimensione internazionale: non era un problema americano
Uno degli aspetti più sottovalutati della rete Epstein è la sua portata geografica. Gli abusi documentati non si limitano alle proprietà americane. Si estendono all'isola privata di Little Saint James, alla villa di Parigi, all'appartamento di Londra, e — attraverso il sistema di traffico internazionale — a decine di paesi.
Nei file DOJ emergono riferimenti espliciti a reti di approvvigionamento di ragazze dall'Europa orientale. Email menzionano offerte di ragazze provenienti da Russia, Slovacchia, Svezia. Una comunicazione fa riferimento a una ragazza cinese. Il sistema logistico era preciso: ragazze venivano trasportate sui jet privati di Epstein, con schedulate di volo coordinate con le sue spostamenti. Era una supply chain del traffico umano con la stessa efficienza operativa di un'azienda globale.
Virginia Giuffre ha dichiarato di essere stata "trafficata verso miliardari, politici, professori, anche della nobiltà — le persone che governano il mondo — in più paesi". Altre vittime confermano la stessa dimensione internazionale: abusi in Francia, nel Regno Unito, ai Caraibi. Il network non aveva confini nazionali perché i potenti che lo frequentavano non ne hanno.
La risposta istituzionale internazionale è stata frammentata e insufficiente. Il Regno Unito ha arrestato Andrew Mountbatten-Windsor e Peter Mandelson — ma per reati di natura amministrativa, non sessuale. La Francia ha aperto indagini su Brunel, ma lui è morto prima del processo. La Norvegia è scossa dai legami della principessa Mette-Marit con Epstein. Nessun paese ha avviato un'indagine sistematica sulla dimensione internazionale del traffico. Nessuno.
DATO ONU: Una recente analisi delle Nazioni Unite ha descritto i crimini documentati nel caso Epstein come 'così gravi per scala e natura da poter qualificare come crimini contro l'umanità'. Nessun paese ha ancora formalmente presentato questa richiesta a un organismo internazionale.
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Le reti esistono ancora
C'è una domanda che nessuno vuole fare ad alta voce, ma che chiunque abbia studiato questo caso a fondo si pone inevitabilmente: la rete Epstein esiste ancora?
La risposta di Lucia Osborne Crowley è diretta e non lascia spazio a interpretazioni comode: 'Queste reti sono ancora operative. Il traffico di esseri umani è una delle industrie illegali più grandi e redditizie del mondo. Non scompare perché una persona muore o perché un'altra va in prigione. Le organizzazioni che gestiscono queste reti continuano a esistere. I clienti continuano a esistere. I meccanismi di protezione che le hanno permesse continuano a esistere.'
I file DOJ contengono, tra le migliaia di email, uno scambio tra due individui — i cui nomi sono entrambi oscurati, e quindi nessuno dei due è Epstein — che discutono in dettaglio di quella che sembra inequivocabilmente la volontà di adescare una minorenne. Parlano dei suoi tagli di capelli. Dei suoi vestiti. Di lingerie. Degli 'appuntamenti' a cui deve presentarsi. La chiamano 'child' — bambina — quasi esclusivamente. L'FBI ha dichiarato di non avere prove sufficienti per investigare co-cospiratori terzi. Quell'email è nei file pubblici. Chiunque può leggerla.
"C'è un testo in quei file tra due persone — nessuna delle due è Epstein, i nomi sono oscurati — che discutono chiaramente di controllare una bambina. In qualsiasi contesto legale, quello sarebbe sufficiente per avviare un'indagine. L'FBI dice che non ci sono prove di reti più ampie. Quella conversazione è nei file pubblici. Queste due cose non possono essere entrambe vere."
— Lucia Osborne Crowley, giornalista investigativa, 2025
Il DOJ ha dichiarato che il caso è chiuso. Le indagini sui co-cospiratori terzi non proseguiranno. Eppure continua a rilasciare documenti — sei batch distinti tra dicembre 2025 e marzo 2026 — che contraddicono quella chiusura. Continua a oscurare nomi che per legge non dovrebbe oscurare. Continua a rimuovere file dal sito e poi a reinserirli. Non si comporta come un'istituzione che ha chiuso un caso. Si comporta come un'istituzione che gestisce attivamente una narrativa.
Nel frattempo, le vittime identificate nei file sono oltre mille. Di queste, quarantatré hanno visto i propri nomi esposti accidentalmente — o deliberatamente — nel rilascio caotico dei documenti. Alcune di loro avevano testimoniato in modo anonimo. Alcune vivono ancora in città dove risiedono persone citate nei file. La loro sicurezza è stata compromessa. Nessun funzionario del DOJ ha risposto di questo.
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Non un mostro. Un sistema.
C'è una tentazione narrativa che questa inchiesta vuole esplicitamente resistere: quella di ridurre la storia di Epstein alla storia di un mostro. È una tentazione comprensibile — è più rassicurante pensare che il male abbia un volto solo, che basti rimuoverlo per risolvere il problema.
Ma Lucia Osborne Crowley ha ragione quando dice: 'In diritto non diciamo che c'è una mela marcia. Diciamo che c'è un albero avvelenato. Epstein era un criminale sofisticato, ma non era speciale nel senso che la sua morte non elimina il pericolo. Non elimina il grooming. Non elimina l'abuso di potere.'
La rete non era fatta solo di Epstein e Maxwell. Era fatta di medici che suturavano ferite senza fare domande. Di avvocati che costruivano accordi di immunità per co-cospiratori senza nome. Di accademici che continuavano a cenare con lui dopo la condanna del 2008. Di banchieri che gestivano i soldi senza chiedere l'origine. Di funzionari governativi che ignoravano denunce per anni. Di giudici che accettavano accordi scandalosi. Di giornalisti che pubblicavano profili lusinghieri mentre le vittime cercavano di essere ascoltate.
Ognuno di loro ha fatto una scelta. Ognuno di loro ha detto sì quando avrebbe potuto dire no. Epstein non ha costretto nessuno. Ha trovato le persone corruttibili — e in ogni settore della società ne esistono — e le ha costruito attorno a sé come un castello di complicità stratificate.
Quello che i file del DOJ ci mostrano, al di là dei nomi e degli scandali, è questo: il sistema ha funzionato. Per trent'anni, ha funzionato perfettamente. Ha protetto i colpevoli, ha silenziato le vittime, ha insabbiato le indagini. Non per caso. Per scelta. Per una serie infinita di scelte individuali che insieme hanno costruito un'impunità strutturale.
Il prossimo capitolo si occupa di chi ha fatto quelle scelte. I nomi che tutti conoscono. Quelli che frequentavano l'isola, volavano sul Lolita Express, cenavano nella villa di Manhattan. Quelli che ancora oggi non hanno risposto a una sola domanda pubblica su quello che sapevano e quando lo sapevano.
Continua nel Capitolo IV: I Nomi — Clinton, Gates, Andrew, Mandelson e gli altri. Chi sapeva cosa, e quando.
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FONTI — CAPITOLO III
60 Minutes Australia — Testimonianze dirette di Courtney Wild, Virginia Giuffre, Maria Farmer, Vicky Ward, Lucia Osborne Crowley.
ABC News / Linsey Davis (2025) — Conferenza stampa vittime al Congresso USA. Marina Lera, prima testimonianza pubblica come 'vittima numero uno'.
The Tea con Miriam Fru — Intervista a Lucia Osborne Crowley (2025). Analisi file DOJ, medici complici, reti ancora operative, codice nelle email.
U.S. DOJ — Epstein Files Library (rilasci 2025-2026) — Email ginecologo, email chirurgo plastico, email dentista Columbia, scambio su minore con nomi oscurati. justice.gov/epstein
Bloomberg News (settembre-ottobre 2025) — 18.000 email account Yahoo Epstein. Analisi del sistema piramidale di reclutamento.
NBC News / CNN / PBS (2025-2026) — Copertura rilascio file DOJ, esposizione accidentale nomi vittime, rimozione documenti dal sito.
Al Jazeera — 'Epstein files: The arrests and the resignations' (febbraio 2026) — Arresti Andrew Mountbatten-Windsor e Peter Mandelson.
The Real Story (2025) — Analisi del sistema di reclutamento e delle dinamiche psicologiche della rete.
Analisi ONU citata da The Tea (2025) — Definizione dei crimini Epstein come potenziali 'crimini contro l'umanità'.
Dichiarazioni pubbliche di Mark Epstein (2019) e perizia del medico legale Michael Baden — Circostanze della morte di Jeffrey Epstein.