Il 17 marzo 2026 Joe Kent ha pubblicato una lettera su X. In poche ore ha raggiunto quasi 100 milioni di visualizzazioni. In Italia, come altrove, la notizia è stata data — e poi sepolta.Vale la pena leggerla, quella lettera. Riga per riga.

Chi è Joe Kent

Prima di tutto: chi scrive. Non è un pacifista. Non è un progressista. Non è un nemico di Trump.

Joe Kent è un ex berretto verde dell'esercito americano con 11 missioni di combattimento alle spalle. Ha lavorato come ufficiale paramilitare per la CIA. Ha corso due volte per il Congresso come candidato repubblicano filo-Trump. È uno dei volti più riconoscibili del movimento MAGA. Trump stesso lo aveva nominato direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo — l'organo che coordina l'intelligence americana sulla minaccia terroristica e consiglia direttamente il presidente.

Sua moglie, Shannon Kent, ufficiale della marina militare americana, è morta in Siria nel 2019 durante operazioni di combattimento.

Questo è l'uomo che il 17 marzo si è dimesso. E quello che ha scritto nella sua lettera è rimasto sostanzialmente non approfondito.

La lettera

Kent apre così: "Dopo un'attenta riflessione, ho deciso di rassegnare le dimissioni dalla carica di direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo, con effetto immediato. Non posso in coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana."

Poi va oltre. Scrive che all'inizio dell'amministrazione Trump "alti funzionari israeliani e influenti membri dei media americani hanno messo in atto una campagna di disinformazione che ha completamente minato la piattaforma America First". Questa cassa di risonanza, scrive Kent, "è stata usata per ingannarti, facendoti credere che l'Iran rappresentasse una minaccia imminente e che se avessi colpito subito ci sarebbe stata una chiara strada verso una rapida vittoria".

E poi la frase più pesante: "Questa era una menzogna ed è la stessa tattica usata dagli israeliani per trascinarci nella disastrosa guerra in Iraq, che è costata alla nostra nazione la vita di migliaia dei nostri migliori uomini e donne."

Chiude così: "Come veterano che ha combattuto 11 volte e come marito in lutto che ha perso la sua amata moglie Shannon in una guerra creata da Israele, non posso appoggiare l'invio della prossima generazione a combattere e morire in una guerra che non porta alcun beneficio al popolo americano."

La moglie morta in Siria. Una guerra creata da Israele. Scritto nero su bianco da uno dei principali funzionari dell'intelligence americana.

La reazione

Trump ha risposto dal suo ufficio: "Ho sempre pensato che fosse un brav'uomo, ma ho sempre pensato che fosse debole sulla sicurezza." La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha definito l'idea che Israele abbia spinto Trump in guerra "insultante e ridicola", aggiungendo che il presidente aveva "prove solide e convincenti" che l'Iran avesse intenzione di attaccare per primo gli Stati Uniti.

Alcuni congressisti repubblicani hanno accusato Kent di antisemitismo. Matt Brooks, presidente della Republican Jewish Coalition, ha descritto le sue affermazioni come "teorie del complotto antisemite".

Vale la pena notare cosa non ha fatto la Casa Bianca: non ha smentito i fatti. Ha attaccato la persona.

Il copione del 2002

Kent nella sua lettera traccia una linea diretta tra la guerra in Iraq del 2003 e quella in Iran oggi. Non lo fa a caso. Quella linea esiste, ed è documentata.

Il 12 settembre 2002 — sei mesi prima dell'invasione dell'Iraq — Benjamin Netanyahu, allora leader del Likud e non ancora premier, venne invitato al Congresso americano per offrire "una prospettiva israeliana" a sostegno dell'invasione dell'Iraq. Davanti ai parlamentari americani dichiarò: "Se eliminate Saddam, vi garantisco che avrà enormi positive ripercussioni sulla regione."

Nello stesso intervento al Congresso affermò: "Non c'è alcun dubbio che Saddam stia cercando di sviluppare armi nucleari. Nessun dubbio."

Non c'erano armi nucleari. Non c'erano armi di distruzione di massa. La guerra in Iraq costò 4.492 vite militari americane, oltre 32.000 feriti, e circa tremila miliardi di dollari. Centinaia di migliaia di iracheni morti. Un paese distrutto. E il vuoto di potere che ne seguì aprì la strada all'ISIS.

Netanyahu aveva garantito "enormi positive ripercussioni". Aveva torto su tutto.

Oggi lo stesso schema si ripete. Una minaccia presentata come imminente. La necessità di agire subito. La promessa di una vittoria rapida. L'amministrazione Trump ha offerto giustificazioni mutevoli per gli attacchi, incluse affermazioni sul programma missilistico e nucleare iraniano, per le quali non ha fornito prove.

Il numero uno dell'antiterrorismo americano — nominato da Trump, veterano di guerra, uomo MAGA — ha scritto che è la stessa tattica. Che è una menzogna. Che l'ha già vista.

Il peso specifico delle dimissioni

Le dimissioni di Kent sono le più significative dall'inizio della guerra il 28 febbraio. Riflettono il disagio che una parte del movimento MAGA, inclusi Tucker Carlson e Megyn Kelly, prova nei confronti del conflitto — anche se i repubblicani nel loro insieme continuano a sostenere Trump.

Il riferimento di Kent al concetto di "minaccia imminente" ha un peso legale preciso: quella imminenza è considerata un prerequisito perché un presidente americano possa lanciare attacchi militari senza l'approvazione del Congresso, secondo il diritto americano — e per attaccare uno Stato sovrano secondo il diritto internazionale.

Se l'Iran non rappresentava una minaccia imminente — come afferma il direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo — allora la guerra è stata avviata senza le condizioni legali necessarie. Questa non è un'opinione di Kent. È una conseguenza diretta di quello che ha scritto.

Nei giorni successivi alle dimissioni, Kent è stato accusato di aver fatto trapelare documenti classificati — accusa che ha negato. Il Washington Post ha riportato che l'amministrazione si stava muovendo per contenere le ricadute politiche della vicenda. Lo schema è familiare: chi dice cose scomode viene attaccato sulla persona, non sui fatti.

Cosa rimane

La lettera di Joe Kent è un documento primario. Autentica, verificata, pubblicata direttamente dall'autore. Non è un'analisi. Non è un'opinione di un giornalista. È la dichiarazione formale del direttore dell'antiterrorismo americano al presidente che lo aveva nominato.

Dice tre cose precise: che l'Iran non era una minaccia imminente, che la guerra è nata da pressioni israeliane, e che è lo stesso schema usato per l'Iraq nel 2003 — una guerra che costò migliaia di vite americane e che Netanyahu aveva garantito sarebbe andata benissimo.

Queste cose sono scritte. Sono verificabili. Sono pubbliche.

Il resto — l'approfondimento, l'analisi, il contesto storico — è quello che manca sempre. Non perché le notizie non vengano date. Ma perché vengono date e poi sommerse.


Fonti
Joe Kent — Lettera di dimissioni, 17 marzo 2026 — x.com/joekent16jan19
The American Presidency Project — Resignation Letter from NCTC Director Joseph Kent — presidency.ucsb.edu
Snopes — Joe Kent resignation letter: authentic — snopes.com
CNN — Joe Kent, high-ranking US intel official, resigns over Iran war — cnn.com
NBC News — National Counterterrorism Center director resigns over Iran war — nbcnews.com
CNBC — U.S. counterterrorism director Joe Kent resigns over war — cnbc.com
NPR — Joe Kent, a top counterterrorism official, resigns citing Iran war — npr.org
Axios — "No imminent threat": U.S. Counterterrorism Center head resigns over Iran war — axios.com
Al Jazeera — US National Counterterrorism Center director Joe Kent resigns over Iran war — aljazeera.com
Al Jazeera — Who is Joe Kent, and why did he resign as Trump's counterterrorism chief? — aljazeera.com
PBS NewsHour — Joe Kent's resignation reignites antisemitism fears and debate over Israeli influence — pbs.org
Washington Post — Departed counterterrorism official who resigned over Iran war denies leaking classified documents — washingtonpost.com
US Government — Netanyahu testimony to Congress, September 12, 2002 — govinfo.gov
C-SPAN — Netanyahu's expert testimony on Iraq in 2002 — c-span.org
Senator Bernie Sanders — Netanyahu Was Wrong in 2002. He Is Wrong Now — sanders.senate.gov
Responsible Statecraft — Bibi's bullying visits to Congress never end well — responsiblestatecraft.org
Voice of America — Former Israeli PM urges US to act swiftly against Iraq, 2002 — voanews.com