Quando uno Stato arresta ventiquattro suoi agenti per tortura, stupro e abuso di potere, la prima reazione è il sollievo: le istituzioni funzionano, i colpevoli vengono puniti. Ma fermatevi un secondo. Ventiquattro persone non sbagliano insieme per caso. Ventiquattro persone che sbagliano insieme, nella stessa caserma, per anni, raccontano qualcosa di molto più profondo di una semplice deviazione individuale.

I fatti, senza sconti

Al totale, sono stati arrestati 24 poliziotti della PSP: due nel luglio 2025, sette tra le stazioni del Rato e del Bairro Alto a marzo 2026, e altri quindici il 6 maggio 2026. Le detenzioni sono avvenute nell'ambito di un'indagine per tortura grave, violazione, abuso di potere e offese all'integrità fisica qualificata, commesse nella caserma del Rato nel 2024 e nel 2025. Secondo la stampa portoghese, le vittime erano principalmente stranieri irregolari, senzatetto o tossicodipendenti. Persone che, nella gerarchia invisibile della società, non hanno voce. Persone che difficilmente si presentano in commissariato a sporgere denuncia. Persone scelte con cura. Secondo il Correio da Manhã, gli investigatori hanno descritto gli agenti come individui che "sceglievano le proprie vittime tra le più fragili per la loro condizione umana degradata", per "praticare azioni in modo violento, perverso e incontrollato, mostrando reali segni di malvagità". Secondo l'atto d'accusa, le vittime venivano picchiate con i pugni, schiaffeggiate e colpite con il calcio del fucile, con i perpetratori che filmavano e fotografavano le aggressioni. Un caso descritto nei documenti giudiziari riguarda un cittadino marocchino che i pubblici ministeri sostengono sia stato sodomizzato con un manganello, picchiato selvaggiamente, trasportato in un veicolo di pattuglia e abbandonato per strada.

Il gruppo WhatsApp che cambia tutto

Qui la narrativa ufficiale comincia a scricchiolare. Il caso ha dato origine a nove procedimenti disciplinari e un procedimento d'inchiesta, quest'ultimo riguardante i poliziotti che hanno assistito ai video delle aggressioni condivisi in un gruppo WhatsApp. Un tribunale ha giustificato la custodia cautelare citando il pericolo di attività criminale continuata, grave turbamento dell'ordine pubblico e il rischio di alterazione delle prove. Secondo il Correio da Manhã, l'indagine era destinata a coinvolgere circa 70 agenti di varie stazioni di polizia, inclusi alcuni con il grado di capo. Settanta persone. Non due mele marce: settanta. Un intero ecosistema. Nello stesso procedimento, c'è un'indagine su decine di altri elementi della PSP che avrebbero avuto conoscenza dei fatti, in particolare attraverso gruppi WhatsApp, e che non li hanno denunciati, incorrendo in reati come la denegazione di giustizia. Guardare, tacere, condividere. Questo non è il comportamento di chi non sa. È il comportamento di chi sa, approva, e si sente protetto.

La struttura che permette il mostro

C'è un dettaglio che i media mainstream hanno quasi ignorato. L'assenza di una struttura di comando nella stazione del Rato durante il periodo in questione — la gestione era condivisa con un'altra stazione, lasciando gli agenti di fatto senza supervisione — è stata segnalata come un fallimento sistemico. Un commissariato centrale di Lisbona, senza un comandante responsabile, per mesi. La violenza non è cresciuta nonostante il sistema: è cresciuta grazie al vuoto che il sistema ha lasciato. E questo non è un problema solo portoghese. Le immagini dei pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere e le parole della Procura della Repubblica di quella città dimostrano che abbiamo ancora davanti, e non alle spalle, i problemi della tortura, dell'uso eccessivo della forza da parte di chi detiene il monopolio della violenza, dei modelli organizzativi delle agenzie di polizia, dei depistaggi e delle coperture istituzionali, delle difficoltà a svolgere inchieste effettive sugli abusi. In Italia, il copione si ripete con inquietante precisione. È accaduto dopo il G8 di Genova e il copione sembra ripetersi dopo il pestaggio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Al netto delle poche condanne per i fatti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto, la giustizia non è riuscita a dare risposte. Ai processi per i fatti della Diaz, alcuni dei funzionari che spaccarono le ossa a decine di persone si presentarono promossi a gradi più elevati rispetto al 2001. Non rimossi. Promossi.

La retorica della "tolleranza zero" e il suo limite

Il direttore nazionale della PSP ha ribadito che l'istituzione ha "tolleranza zero" di fronte ad accuse come quella di tortura di detenuti nella stazione del Rato, difendendo che i cittadini "possono continuare a fidarsi" della forza di polizia. Questa frase è diventata un mantra. La sentiamo dopo ogni scandalo, in ogni paese d'Europa. "Tolleranza zero." Ma se la tolleranza fosse davvero zero, non ci sarebbero settanta agenti in un gruppo WhatsApp che guardano video di torture senza denunciare nulla. La tolleranza zero è una risposta comunicativa, non una politica strutturale. L'assenza di un robusto controllo esterno, combinata con l'evidenza della complicità tra colleghi, rischia di erodere la legittimità che il ministro cerca di difendere. Il problema non è la volontà dei singoli funzionari. Il problema è che la presenza di istituzioni democratiche che operano in base ai principi della trasparenza e della responsabilità rende possibile la predisposizione di controlli interni ed esterni, oltre a stimolare la discussione pubblica su modelli, approcci e comportamenti. Il riferimento va in particolare al tema della police accountability, vale a dire al fatto che le polizie accettino di essere messe in discussione circa le proprie decisioni. E su questo, l'Europa è drammaticamente indietro. Chi vigila sui vigilanti? In Portogallo esiste l'IGAI, l'Ispettorato Generale dell'Amministrazione Interna. Il suo direttore Figueiredo ha confermato che il suo ufficio gestisce ora nove procedimenti disciplinari separati più un'indagine più ampia che esamina "le questioni laterali — in particolare, chi ha guardato" i video. Ma l'IGAI è un organo interno al Ministero degli Interni. Non è indipendente. Non ha poteri coercitivi autonomi. È la polizia che controlla se stessa. Amnesty International si è detta preoccupata per il fatto che le autorità non abbiano istituito meccanismi efficaci per prevenire le brutalità della polizia e non abbiano adottato misure concrete per garantire procedimenti giudiziari nei confronti di tutti i rappresentanti delle forze di polizia sospettati di tortura, maltrattamenti e uso eccessivo della forza. La discussione si blocca quando si tratta di far intervenire la politica, di mettere regole, di accettare che gli abusi esistono e sono frequenti e dunque servono norme chiare. Questa è la vera anomalia europea: non la violenza, che emerge ciclicamente, ma la sistematica incapacità politica di rispondervi con riforme strutturali.

La caserma silenziosa è ovunque

Il caso del Rato non è una storia portoghese. È una storia europea, con protagonisti che cambiano lingua ma non copione: vittime marginali, agenti che filmano, colleghi che guardano e tacciono, superiori che non sapevano nulla, ministri che dichiarano tolleranza zero, e poi tutto ricomincia. Se il Ministero degli Interni, l'IGAI e la magistratura riusciranno ad andare oltre la gestione reattiva dei casi verso una riforma sistemica determinerà se la stazione del Rato diventerà un punto di svolta o un monito ignorato. La vera domanda che nessuno fa è questa: quante caserme del Rato esistono in Europa in questo momento, dove nessun agente ha ancora deciso di denunciare, dove nessuna telecamera ha ripreso nulla, dove le vittime sono troppo invisibili per fare notizia? La risposta, probabilmente, non ci piacerebbe.

Fonti utilizzate - Público (Portogallo) — Reportage originale sul caso Rato, maggio 2026: publico.pt - Euronews — *Portugal arrests further 15 police officers in ongoing Lisbon rape and torture probe*, 5 maggio 2026 - The Portugal Post — *Lisbon Police Torture Scandal: 9 Officers Detained* e *Portugal Police Scandal: 70 Officers Investigated*, marzo 2026 - Portugal Resident — *Court orders trial of two PSP agents accused of rape and torture*, aprile 2026 - TSF Rádio Notícias — Reportage sulle detenzioni del 5 maggio 2026 - Amnesty International Italia — *Impunità per violazioni nel G8 di Genova: una macchia intollerabile*, amnesty.it - Voler la Luna (Lorenzo Guadagnucci) — *Polizie, violenza, impunità: oltre lo "scudo penale"?*, settembre 2025 - Eco Internazionale — *G8 di Genova, il ricordo dopo vent'anni di impunità*, 2021 - Rivista Critica del Diritto — *Le violenze di polizia, l'ideologia securitaria e la forza dello stato costituzionale di diritto*, 2021 - Università di Macerata / Roberto Cornelli — *Violenza di polizia e legittimità*, riviste open access - Magistratura Democratica — *I fatti di Santa Maria Capua Vetere: l'ennesimo tradimento della democrazia*