Immaginate di cambiare fornitore di elettricità, ma di lasciare i cavi nelle mani del vostro ex. Poi stupirvi quando, un giorno, vi staccano la luce. È esattamente quello che sta succedendo in Germania, e il caso della raffineria di Schwedt è il manuale perfetto di come l'Europa abbia costruito una strategia di "diversificazione energetica" con un buco enorme al centro: il tubo.
La notizia, senza filtri
A partire dal 1° maggio, la Russia è pronta a sospendere le esportazioni di greggio dal Kazakistan alla Germania attraverso l'oleodotto Druzhba. La filiale tedesca di Rosneft ha comunicato ai regolatori tedeschi che il ministero dell'Energia russo ha ordinato la sospensione — e Mosca non ha confermato la decisione direttamente al governo tedesco. Il colpo è chirurgico. Un'interruzione completa eliminerebbe circa il 17% dei 12 milioni di tonnellate di petrolio all'anno lavorate dalla raffineria PCK di Schwedt, il cui carburante alimenta 9 automobili su 10 nella regione di Berlino e Brandeburgo. Parliamo di milioni di persone, di un'intera economia regionale, di 1.200 lavoratori diretti. La motivazione ufficiale russa? Mosca ha confermato la sospensione parlando di motivi "tecnici": "Dal primo maggio, i volumi di petrolio kazako precedentemente trasportati in Germania attraverso l'oleodotto Druzhba saranno reindirizzati verso altre rotte logistiche disponibili. Ciò è dovuto alle attuali capacità tecniche", ha dichiarato il vice primo ministro russo Alexander Novak. Capacità tecniche. Nel 2026. Sul gasdotto più lungo del mondo. Qualcuno ci crede davvero?
La distinzione che i media non spiegano
Qui sta il punto che la narrativa mainstream tende a sorvolare. Questo non è petrolio russo. È petrolio kazako. Negli ultimi anni, la Germania ha cercato di ridurre la propria dipendenza dal petrolio russo, sostituendolo con forniture alternative come quelle provenienti dal Kazakistan, trasportate attraverso il ramo settentrionale del Druzhba, passando per la Polonia fino alla raffineria PCK di Schwedt. La Germania, cioè, ha sanzionato il prodotto russo — ma ha continuato a usare il tubo russo per far arrivare il prodotto alternativo. Mosca non sta violando nessuna sanzione. Sta semplicemente esercitando il controllo sulla propria infrastruttura. È come se un paese decidesse di non far passare più i camion stranieri sulle proprie autostrade: legale, sovrano, devastante. L'utilizzo dell'oleodotto Druzhba e dei porti russi per le esportazioni di petrolio evidenzia la dipendenza delle forniture kazake dalla Russia. Non è una novità. L'attuale infrastruttura della regione centrasiatica è un'eredità dell'era sovietica, quando tutto il petrolio e il gas dell'Asia Centrale veniva esportato attraverso il territorio russo. Berlino lo sapeva. Bruxelles lo sapeva. E hanno fatto finta di niente.
Il Corridoio Trans-Caspio: la grande occasione mancata
Esiste un'alternativa? Sì. Si chiama Corridoio Trans-Caspio, e la sua storia è un caso di scuola su come gli interessi geopolitici abbiano sabotato la sicurezza energetica europea per decenni. Il Trans-Caspian Oil Transport System è un progetto proposto per trasportare petrolio attraverso il Mar Caspio dai giacimenti kazaki fino a Baku, in Azerbaigian, per poi proseguire verso il Mediterraneo o il Mar Nero. Il progetto ha incontrato l'opposizione di Iran e Russia, entrambe rotte alternative per il petrolio e il gas kazaki, che si opporrebbero alla costruzione di oleodotti concorrenti. Per oltre vent'anni, la Russia ha usato pretestuosi argomenti ambientali e legali, oltre a minacce contro il Turkmenistan, per opporsi al progetto Trans-Caspio. L'obiettivo principale del progetto è trasportare gas naturale dal Turkmenistan e dal Kazakistan verso la Turchia e l'Europa, bypassando sia la Russia che l'Iran. Finora, lo sforzo non ha prodotto risultati perché entrambi i paesi hanno bloccato il progetto. La Russia non vuole perdere il mercato europeo. Il punto cruciale è questo: la Russia supporta la posizione dell'Iran contro la costruzione di gasdotti trans-caspici, poiché tali progetti indebolirebbero la leva di Mosca sull'Europa attraverso la pressione energetica. E l'Europa? Ha fatto poco o nulla per finanziare concretamente queste alternative. Il Kazakistan, da decenni dipendente dalle rotte russe per raggiungere i mercati globali, ha costantemente aumentato la quantità di petrolio che spedisce attraverso il Caspio verso l'Azerbaigian dopo la guerra in Ucraina. I volumi rimangono modesti ma stanno crescendo — dimostrando come anche gli attori più cauti stiano cercando alternative. Ma lo fanno con risorse proprie, non con i miliardi europei che avrebbero potuto accelerare questa transizione infrastrutturale anni fa.
Chi controlla il tubo, controlla il gioco
Il Druzhba, con una rete di 5.500 chilometri, è l'oleodotto più lungo del mondo. Oggi è gestito dal colosso russo a partecipazione statale Transneft. In operazione dal 1964, trasporta petrolio per oltre 4.000 chilometri dalla parte orientale della Russia europea verso Ucraina, Bielorussia, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Germania. Transneft non è solo un'azienda. È uno strumento di politica estera. E l'Europa lo ha lasciato operare come "infrastruttura neutrale" anche dopo il 2022, costruendo sopra di esso la propria strategia di diversificazione. Il paradosso è evidente: la disruption del Druzhba ha esposto la continua dipendenza dell'Europa dall'infrastruttura energetica ereditata dalla Russia, anche nel mezzo degli sforzi per diversificare le fonti di approvvigionamento dopo la guerra. Un'interruzione della fornitura dal Kazakistan si aggiunge all'incertezza dell'approvvigionamento di carburante della Germania, mentre la guerra in Iran sta ostacolando le spedizioni energetiche dal Medio Oriente, solo pochi anni dopo che i decennali legami energetici di Berlino con la Russia sono stati compromessi dalla guerra in Ucraina. La Germania si trova, in poche parole, stretta da ogni lato — e non per caso.
La scusa tecnica e il tempismo sospetto
Il ministro dell'Energia kazako Yerlan Akkenzhenov ha confermato che il transito è sospeso dal 1° maggio, precisando che "non ci sono ancora dichiarazioni ufficiali dalla parte russa, ma sappiamo da fonti non ufficiali che è vero". La parte russa, sempre secondo fonti non ufficiali, sostiene di non avere la capacità tecnica per pompare il petrolio kazako. Capacità tecnica mancante. Su un oleodotto che funziona da sessant'anni. Molto probabilmente, questo è collegato ai recenti attacchi alle infrastrutture russe , ha ipotizzato il ministro kazako. Forse. Ma la tempistica è notevole: il blocco arriva proprio mentre l'Europa discute nuovi pacchetti di sanzioni e mentre il Druzhba meridionale — quello verso Ungheria e Slovacchia — viene appena riaperto in cambio di sbloccare un prestito da 90 miliardi di euro all'Ucraina. Il pompaggio è ripreso alle 9:35 GMT, e poco dopo gli ambasciatori UE riuniti a Bruxelles hanno approvato il prestito. I 27 paesi membri dell'Unione Europea dovrebbero darlo formalmente il via libera entro giovedì pomeriggio. Un tubo aperto qui, uno chiuso là. Mosca gioca su più tavoli contemporaneamente, con la precisione di un chirurgo.
La domanda che nessuno fa
Chi ha consigliato all'Europa di costruire una strategia di diversificazione energetica senza prima risolvere il nodo infrastrutturale? Chi ha interesse a mantenere l'Europa dipendente dalla rete Druzhba anche dopo il 2022? Perché i finanziamenti al Corridoio Trans-Caspio non sono mai diventati una priorità politica concreta, nonostante decenni di discussioni? Il rafforzamento del Corridoio Trans-Caspio è un colpo geopolitico alla Russia, poiché bypassa il territorio russo e compete con le rotte che Mosca ha speso miliardi per sviluppare. La Russia perde entrate dai transiti e leva geopolitica sul commercio tra Europa e Asia. Ogni anno in cui questo corridoio non viene costruito, è un anno in cui la Russia mantiene quella leva. Il governo tedesco ha dichiarato che "la mancanza di forniture di petrolio kazako alla raffineria PCK non mette in pericolo in modo definitivo la sicurezza dell'approvvigionamento di prodotti petroliferi in Germania, anche se PCK Schwedt dovesse operare a una capacità ridotta". Parole rassicuranti. Ma chi paga il conto di quella "capacità ridotta"? I lavoratori di Schwedt. Gli automobilisti del Brandeburgo. I cittadini che riempiono il serbatoio ogni settimana. Le sanzioni senza investimenti paralleli in infrastrutture alternative sono uno strumento politico a metà. Colpiscono il prodotto, ma lasciano intatto il tubo. E chi controlla il tubo, alla fine, controlla ancora tutto.
Fonti utilizzate: - Reuters / Internazionale.it — *Russia to halt Kazakhstan's oil flows to Germany via Druzhba* (21 aprile 2026) - Euronews — *Kazakhstan confirms suspension of its oil transit to Germany via Russia* (22 aprile 2026) - The Moscow Times — *Russia to Cut Kazakh Oil Transit to Germany* (22 aprile 2026) - Kyiv Post — *Russia to Block Flow of Kazakh Oil to German Refinery, Berlin Says* (22 aprile 2026) - RSI.ch — *Riaperto l'oleodotto Druzhba, il petrolio russo torna a scorrere* (22 aprile 2026) - Modern Diplomacy — *Druzhba Pipeline Set to Resume Oil Flows* (22 aprile 2026) - Scenari Economici — *Le esportazioni di petrolio dal Kazakistan alla Germania in pericolo* (2024) - BESA Center — *Kazakhstan's Policy of Diversifying the Routes of Energy Supplies to Europe* (gennaio 2025) - Hudson Institute — *Trans-Caspian Pipeline Could Be a Regional Game Changer* (settembre 2025) - Atlantic Council — *US foreign policy and Euro-Caspian energy security* (luglio 2023) - Wikipedia — *Druzhba pipeline*, *Trans-Caspian Oil Transport System* - Qazinform — *Energy Ministry confirms suspension of Kazakh oil transit through Russia* (22 aprile 2026)