C'è una scena che dice tutto. Nel novembre 2024, Viktor Orbán accoglie Benjamin Netanyahu in Ungheria con tutti gli onori di Stato. Tappeto rosso, strette di mano, sorrisi. Eppure Netanyahu è ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. La visita di Stato in Ungheria ha riportato sotto i riflettori il tema dei mandati di arresto della CPI, sempre più ignorati quando non addirittura sbeffeggiati, nell'indifferenza di gran parte della comunità internazionale. Nessun imbarazzo. Nessuna giustificazione. Solo la conferma silenziosa di ciò che molti sapevano già: per chi ha abbastanza potere o abbastanza amici potenti, il diritto internazionale è facoltativo. Ma attenzione: questa non è la storia di un sistema che sta crollando. È la storia di un sistema che sta mostrando, finalmente senza pudore, la sua vera architettura.
La CPI: uno strumento senza braccia
La Corte penale internazionale ha chiarito che tutti i Paesi aderenti allo Statuto di Roma sono tenuti a eseguire i mandati di arresto emessi dall'Aia, anche quelli contro capi di Stato o di governo stranieri come Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu. Sulla carta, tutto chiaro. Nella realtà, la Corte non ha un proprio organo di polizia e si affida ad altri Paesi per il necessario supporto nell'effettuare arresti e per trasferire le persone arrestate al centro di detenzione all'Aia. Traduzione: la CPI può emettere mandati, ma non può eseguirli. È come un giudice che non ha sceriffi. Quando un Paese membro non adempie ai propri obblighi nei confronti della CPI, quest'ultima può deferirli all'Assemblea degli stati parte, che si riunisce una volta all'anno, ma le cui sanzioni si limitano essenzialmente a un rimprovero verbale. Un rimprovero verbale. Questo è il massimo che il sistema può fare contro chi ignora i suoi ordini. Chi paga decide. E chi decide, si protegge. C'è una domanda che i grandi media non fanno quasi mai: chi finanzia la CPI, e quanto conta questo nella scelta di chi perseguire? La CPI è finanziata dai contributi degli Stati parte. L'importo dovuto da ciascuno Stato è determinato con lo stesso metodo delle Nazioni Unite: il contributo di ogni Stato si basa sulla capacità di pagamento del Paese, che riflette fattori come il reddito nazionale e la popolazione. In pratica, il Giappone è il maggiore contributore finanziario alla CPI, davanti a Germania e Francia. Le grandi economie come gli Stati Uniti e la Cina non sono membri della corte. Nella classifica 2023 dei contributi al bilancio CPI per paese, il Giappone era primo (15,9%), la Germania seconda (11,4%), la Francia terza (8,5%), la Gran Bretagna quarta (8,2%), l'Italia quinta (5,9%). Non è un dettaglio neutro. Fornire supporto finanziario alla CPI consente agli Stati di dimostrare un impegno verso le norme di responsabilità globale, mettendo al contempo in cattiva luce i rivali, come evidenziato dall'interesse dei governi occidentali nel finanziare le indagini sui crimini derivanti dall'invasione russa dell'Ucraina. Detto più chiaramente: si finanzia la giustizia quando serve a colpire i nemici. E ci si ritira o si sabota quando la giustizia punta nella direzione sbagliata.
Il doppio standard non è un bug: è il sistema
Oltre il 70% delle indagini della CPI si sono concentrate su paesi africani, sollevando preoccupazioni sulla correttezza e l'imparzialità della giustizia internazionale. Nel frattempo, nel 2020 il vincolo di bilancio ha portato l'ufficio del Procuratore a decidere di non indagare sui crimini di guerra commessi dalle forze del Regno Unito in Iraq (nonostante il procuratore stesso avesse accertato che tali crimini erano stati effettivamente commessi), e nel 2021 a "deprioritizzare" un'indagine sui crimini di guerra commessi dalle forze statunitensi in Afghanistan. La vicenda porta acqua al mulino di chi denuncia da mesi il sistema di "due pesi e due misure" attuato dall'Occidente, pronto a condannare la Russia in Ucraina ma impassibile di fronte alla tragedia di Gaza. Applaudendo la CPI quando ha colpito Putin ma attaccandola quando si tratta di Netanyahu, gli Stati Uniti privano di ogni credibilità i loro discorsi sul diritto internazionale. E quando la CPI ha osato sfidare questa logica, la risposta è arrivata fulminea. Trump e la demolizione sistematica Il 6 febbraio 2025, il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone sanzioni alla Corte penale internazionale, accusata di "intraprendere azioni illegali contro gli Stati Uniti e il nostro stretto alleato Israele". Il testo vieta l'ingresso negli Stati Uniti ad alti funzionari e impiegati coinvolti nel lavoro investigativo della CPI, oltre che ai loro familiari più stretti. Prevede anche il congelamento dei beni detenuti negli Stati Uniti da queste persone. Non si è fermato lì. Dopo il Capo della Procura, sono stati sanzionati a cascata altri otto magistrati: il 5 giugno 2025 quattro giudici della CPI, e il successivo 20 agosto due ulteriori giudici e due vice-procuratori. La nuova tornata di sanzioni rappresenta una grave escalation che ostacolerà il funzionamento della Corte e della procura mentre sono alle prese con casi delicati, tra cui le accuse di crimini di guerra contro la Russia per la sua invasione dell'Ucraina. La dichiarazione a favore dei giudici non è stata firmata, tra gli altri, da Italia, Australia e Corea del Sud. L'Italia, Paese che ha ospitato la conferenza fondatrice della CPI nel 1998 e che ha dato il nome allo Statuto di Roma, ha scelto di non difendere la Corte che porta il suo nome. Una scelta politica precisa, non un'omissione distratta.
Chi ci guadagna davvero
Mentre i giuristi discutono e i diplomatici si astengono, qualcuno conta i profitti. Nel 2024, cento tra le più grandi aziende produttrici di armi al mondo hanno raggiunto un giro d'affari senza precedenti: 679 miliardi di dollari, con un aumento del 5,9% rispetto all'anno precedente. I produttori di armi europei registrano un aumento delle vendite: dei 36 censiti, 23 hanno visto il loro fatturato crescere, con un volume totale in aumento del 13 per cento a 151 miliardi di euro, spinti dal riarmo conseguente all'invasione russa dell'Ucraina. E la pace? L'annuncio di un possibile accordo di pace in Ucraina ha spinto al ribasso i titoli di molte aziende europee della difesa, tra cui Leonardo, che ha perso oltre l'8% del proprio valore in poche ore. Questo calo riflette la preoccupazione degli investitori: una pace stabile significa riduzione delle commesse e, di conseguenza, minori profitti per le società di armamenti. Fermiamoci un secondo su questo dato. La pace fa scendere le borse. La guerra le fa salire. E in questo sistema, chi controlla le borse ha spesso accesso diretto ai governi che decidono se fare la guerra o firmare la pace.
Il caso Duterte: quando la giustizia funziona, e perché
C'è un caso che i sostenitori della CPI citano come prova che il sistema può funzionare: il 12 marzo 2025, Rodrigo Duterte è stato consegnato alla Corte Penale Internazionale dopo essere stato arrestato dalle autorità della Repubblica delle Filippine in conformità con il mandato di arresto. Il 23 aprile 2026, la Camera preliminare I della CPI ha confermato all'unanimità tutte le accuse di tre capi di imputazione per crimini contro l'umanità e lo ha rinviato a giudizio. Un ex presidente in cella all'Aia. Sembra una vittoria. Ma chiediamoci: perché Duterte sì e Putin no? Perché Duterte sì e Netanyahu no? La risposta è brutalmente semplice: l'ex presidente delle Filippine Rodrigo Duterte è stato arrestato dalle autorità del paese sulla base di un mandato d'arresto della CPI. "Il caso Duterte può essere visto come una sorta di controprova e dimostra che i mandati d'arresto della CPI possono funzionare." Funzionano quando il governo successivo decide di cooperare. Quando non c'è un Washington o un Mosca a fare da scudo.
La lezione che il mondo sta imparando
C'è una conseguenza di tutto questo che nessuno nomina abbastanza: le potenze medie e piccole stanno prendendo nota. Se le regole non si applicano a chi ha abbastanza potere o abbastanza protezioni, perché dovrebbero rispettarle gli altri? I numerosi conflitti in corso, dall'Ucraina alla Striscia di Gaza, senza dimenticare Sudan, Yemen e altri, hanno certamente inflitto un colpo al diritto internazionale, che è stato violato nella sua essenza, ossia nell'obbligo per gli Stati di non usare la forza nelle relazioni internazionali. Il messaggio che arriva a ogni governo del mondo è questo: se sei abbastanza forte, o abbastanza amico di chi è forte, puoi fare quello che vuoi. Se sei debole e isolato, preparati a rispondere. Non è un sistema che sta crollando. È un sistema che sta funzionando esattamente come è stato progettato: proteggere i forti, processare i deboli, e chiamare tutto questo "ordine internazionale basato sulle regole".
Il diritto internazionale non è morto nel 2022 con l'invasione dell'Ucraina, né nel 2023 con Gaza, né nel 2024 con il Libano. Non è mai stato universalmente vivo. È stato uno strumento selettivo fin dal primo giorno — utile quando serviva a disciplinare i rivali, ignorato quando avrebbe disciplinato i potenti. La vera novità di oggi non è l'impunità. È che nessuno si prende più la briga di nasconderla. E questa sfrontatezza non è debolezza del sistema: è la sua forma più matura. Quando non hai più bisogno di mentire, vuol dire che hai già vinto. La domanda che dovremmo farci non è "come salviamo il diritto internazionale?" La domanda è: per chi vogliamo che esista?
Fonti utilizzate: - TPI.it — *La CPI: mandati d'arresto contro Putin e Netanyahu vanno eseguiti* (dicembre 2024) - MondoEconomico.eu — *La Corte Penale Internazionale e i latitanti eccellenti* (2024) - Internazionale.it — *Il mandato d'arresto è una pessima notizia per Netanyahu* — Pierre Haski (novembre 2024) - Internazionale.it — *Donald Trump impone sanzioni alla CPI* (febbraio 2025) - Il Manifesto — *A colpi di impunità: Trump sanziona mezza Corte penale* (agosto 2025) - VaticanNews.va — *L'ONU chiede agli USA di revocare le sanzioni contro la CPI* (febbraio 2025) - Volerelaluna.it — *Le Corti internazionali, le sanzioni di Trump, la complicità dell'Europa* (settembre 2025) - SIDI-ISIL.org — *Sulle sanzioni degli USA contro la CPI e la conseguente posizione dell'Italia* (febbraio 2025) - L'Indipendente.online — *Guerre e genocidi arricchiscono l'industria bellica mondiale: record di profitti nel 2024* (dicembre 2025) - VaticanNews.va — *Rapporto SIPRI: nel 2024 l'industria bellica mondiale ha guadagnato oltre 679 miliardi di dollari* (dicembre 2025) - Greenpeace Italia — *L'industria bellica in Italia fa profitti record con la guerra* (2024) - ICC-CPI.int — *Duterte: caso e procedimenti* (2025–2026) - Tandfonline.com / The Gender Hub — *The evolution of funding for the International Criminal Court* (2022) - Nippon.com — *Japan Top Financial Contributor to the ICC* (2026) - ICC Forum — *Africa Debate: Is the ICC Targeting Africa Inappropriately?* - Amnesty International — *A chance for Africa to counter the pitfalls of international criminal justice* (aprile 2024) - Yale Journal of International Affairs — *The Legitimacy Trap: Balancing Enforcement and International Cooperation within the ICC* (2026) - Avvenire